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3 Dicembre, 2021

La storia della Nunziatella




1735-1786: LE ORIGINI

Napoli, nella seconda metà del settecento, attraversava un periodo di eccezionale splendore. Poche altre città al mondo erano, infatti, in grado di offrire, ai visitatori, una più vasta gamma di seduzioni.

La natura le aveva donato un paesaggio ed un clima incomparabili. A ciò si aggiungevano i sensazionali ritrovamenti di Ercolano e Pompei che facevano esclamare a Goethe, in quegli anni in visita a Napoli, molte sventure sono accadute a questo mondo, ma poche hanno procurato ai posteri altrettante gioie.
Nel contempo il Vesuvio, rinunziando alla sua cattiveria, si dilettava producendosi in spettacolari esibizioni, belle a vedersi ma che non provocavano danni.
Napoli, ricca di opere monumentali e di collezioni d’arte, con teatri in cui si poteva ascoltare la migliore opera buffa d’Europa, era vista come una delle mete più ambite dai viaggiatori di fine settecento, dove persino i quarantamila lazzaroni, che vivevano d’elemosina e dormivano sulle strade, la cui pericolosità aveva un tempo fatto parlare di Napoli come di un Paradiso abitato da diavoli, si erano trasformati in un’attrazione folkloristica.

In questo contesto Carlo di Borbone che nel 1734, conquistandola aveva restituito a Napoli la dignità di essere Capitale di uno Stato autonomo, portava a termine la sua rivoluzione militare mettendo a presidio del Regno un forte esercito nazionale la cui ufficialità era formata in Istituti d’istruzione militare in linea con quelli delle grandi potenze dell’epoca.

Di questo periodo e di questa politica sono testimonianza la Real Academia de los Guardias Estendartes de las Galeras fondata nel 1735, la Scuola pratica di Artiglieria istituita con provvedimento del 16 aprile 1736 nell’area del Ponte della Maddalena, la Real Academia y Escuela de Mathematica e la Real Academia del Corpo degli Ingegneri militari istituite rispettivamente con ordinanze 10 settembre 1745 e 9 agosto 1754.

1787-1798: NASCE LA REAL ACCADEMIA MILITARE

La Real Accademia Militare del Battaglione Real Ferdinando, infine, con Real ordini del 27 ottobre 1786, del 23 marzo e del 18 maggio 1787, assumeva una nuova forma e la denominazione di Real Accademia Militare. Il 18 novembre 1787, la nuova Accademia, ubicata nell’ex Noviziato dei Gesuiti della Nunziatella, fortemente voluta da Ferdinando IV di Borbone “perché nell’arte della guerra e negli ornati costumi la militare gioventù ottimamente ammaestrata crescesse a gloria e sicurezza dello Stato”, iniziava i suoi corsi, giunti oggi a quota 218.

Il nuovo Istituto, sorto su progetto redatto dal tenente Giuseppe Parisi e da un gruppo di altri ufficiali che avevano fatto tesoro delle esperienze tratte dalla loro visita, durata ben due anni dal 1782 al 1784, alle più famose Accademie militari attive in Europa, acquistò ben presto solida fama ed il modello educativo che lo informava fu oggetto di studio tanto che può dirsi che ancora oggi i principi cardine dello stesso continuano ad essere l’elemento portante della Scuola Militare Nunziatella.

Sul finire del 1700, esattamente nel 1798, a meno di dieci anni dalla rivoluzione francese ed un anno prima della nascita della Repubblica Napoletana, certamente influenzato dello spirito che aleggiava in quegli anni in tutta Europa, Ferdinando IV, su proposta del Parisi, emanava l’Ordinanza per la Regal Accademia Militare mirabile per il senno, l’antiveggenza, l’ordine e la precisione delle sue statuizioni finalizzate alla educazione del corpo, della mente e del cuore degli allievi.

Proprio per ricordare le origini della Nunziatella l’Associazione Nazionale ex Allievi, in occasione della celebrazione del 50 della sua costituzione, ha promosso nel 2000, una Mostra documentaria sul “Real Collegio Militare della Nunziatella” durante il Regno dei Borbone, realizzata dal compianto Barone Roberto Maria Selvaggi e visitata dal Presidente della Repubblica Ciampi e dalle massime autorità civili e militari. In questa Mostra – tra gli antichi libri, i cimeli e le lapidi che ricordavano gli eroi ed i martiri, gli scienziati, i filosofi e gli umanisti che lungo quei decenni spezzarono il pane della scienza agli alunni della Nunziatella che furono sempre degni dei loro maestri e dei loro istruttori militari e che insieme a loro sacrificarono, non di rado, vita e fortune dalla Repubblica Napoletana dal 1799 al Risorgimento Italiano, per realizzare l’Unità della Patria e la fondazione di uno Stato moderno, era esposta questa Ordinanza che costituisce – come affermato dal Presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici Avv. Gerardo Marotta nella prefazione al catalogo della Mostra – “una testimonianza su quella disciplina che si chiamava “educazione” e che veniva considerata la premessa per ogni tipo di istruzione”.




“In questo aureo libretto – prosegue Marotta – si apprende quale dovesse essere la cura da parte dei maestri per la conoscenza dei temperamenti, delle inclinazioni e delle attitudini degli allievi al fine di poterne stimolare la curiosità e potenziare l’attenzione, i talenti e le facoltà e, infine, far nascere in essi la capacità di giudizio. E come dovessero introdursi tra gli allievi le scienze matematiche e filosofali per rassodare i giovani nel raziocinio e prepararli alle scienze delle professioni e formarli nella coscienza dei propri doveri e nel sistema sociale e politico”.

“Si afferma, infine, ancora in questa Ordinanza che tutte le facoltà morali sono contenute nel vocabolo “costume” e che il fine dell’educazione intellettuale è quello di formare, l’Uomo, il Cittadino ed il Militare”. Perché si chiederà, ci si è soffermati tanto su questa Ordinanza che si può considerare il punto di partenza della storia della Nunziatella? Lo si è fatto perché forse, e senza forse, sono proprio i principi posti a base di essa e che si sono tramandati nell’uso pratico fino al giorno d’oggi che hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare la specificità dell’insegnamento impartito nel Rosso Maniero ed hanno forgiato la personalità di quanti hanno avuto il privilegio di frequentarla.

1799-1805: LA REPUBBLICA NAPOLETANA E LA PRIMA RESTAURAZIONE BORBONICA

La breve stagione della Repubblica napoletana (23 gennaio-13 giugno 1799) vide la Nunziatella – che aveva intanto assunta la denominazione di Nazionale Accademia Militare – svolgere un ruolo di significativo rilievo. Da essa, infatti, provenivano il Presidente della Repubblica Carlo Lauberg, definito da Benedetto Croce il primo cospiratore del moderno Risorgimento italiano, ed altri due autorevoli componenti di quel governo provvisorio, i professori Pasquale Baffi e Michele Granata; e sempre ad essa apparteneva il maggiore Tommaso Susanna assurto alla carica di Ministro della guerra ed il professore Clino Roselli. Fu così che nel maggio 1799, gli allievi di età superiore a 16 anni furono congedati d’ufficio, arruolati nelle milizie dei generali Matera e Schipani ed inviati a contrastare le truppe condotte dal Cardinale Ruffo alla riconquista del Regno.

Passano poco più di quattro mesi ed il 13 giugno 1799 il Cardinale Ruffo diventa padrone di Napoli ponendo fine al sogno repubblicano. Lauberg ripara in Francia, i professori Baffi , Granata e Roselli vengono afforcati a Piazza del Mercato, il tenente Pietro Lossa, allievo del 1 corso, decapitato, gli ex allievi capitano tenente Pietro Cornè, condannato all’esilio a vita, ed i capitani tenenti Nicola Verdinois, Francesco Giulietti, Giuseppe Biondelli e Giuseppe de Montemayor a pene più lievi. Tutto questo costò caro alla Nunziatella di cui il Ministro della Guerra di Ferdinando IV John Acton, con Real dispaccio del 23 luglio 1799, ordinò la chiusura per le ripetute e manifeste pruove date di non corrispondere alle benefiche mire del Re. Ferdinando IV, che in cuor suo non aveva mai smesso di amare la sua Accademia, lasciò però accesa una fiammella consentendo prima che vi continuassero ad essere istruiti gli allievi orfani ed affidandone poi la guida ad un valentissimo ufficiale, il tenente colonnello Giuseppe Saverio Poli scienziato di fama mondiale già istitutore del principe ereditario Francesco.

Dopo sei anni di effimera esistenza la Nunziatella, che con Real dispaccio del 1 aprile 1801 aveva assunto la denominazione di Real Convitto Militare e dal 1 dicembre 1802 quella di Real Accademia Militare, a seguito dell’occupazione francese nel maggio 1806 fu nuovamente, anche se solo per pochi mesi, chiusa.




1806-15: IL DECENNIO FRANCESE

Nel settembre 1806 venne riaperta da Re Giuseppe Bonaparte prima assumendo la denominazione di Scuola di Artiglieria, e Genio e poi quella di Scuole PolitecnicoMilitari. Più radicale la riforma di Re Gioacchino Murat che la riordinò sul modello della Scuola Politecnica francese facendole assumere con R.D. 13 agosto 1811, la denominazione di Scuola Reale Politecnica, e Militare.

La nuova “Scuola” ebbe “il compito di propagare la cultura specialmente nel campo delle scienze matematiche, fornire gli ufficiali di Cavalleria e Fanteria alla Armata, formare gli allievi delle Scuole di applicazione d’Artiglieria di terra e di mare, del Genio, degli Ingegneri di costruzione marittime e di quelli di ponti e di strade”. Da ricordare di questo periodo il D.R. del 16 marzo 1815 con il quale Re Gioacchino Murat dispose che gli allievi della Scuola Reale Politecnica, e Militare entrassero a far parte della Guardia Reale diventando così un battaglione privilegiato e come tale incluso di conseguenza nelle riviste di Casa Reale e non più in quelle di linea.

1816-34: LA SECONDA RESTAURAZIONE BORBONICA

L’ordinamento murattiano venne mantenuto dal vecchio Re Ferdinando IV che si limitò nel 1816 a cambiare la denominazione di Scuola Reale Politecnica e Militare in quella di Real Istituto Politecnico Militare. Con R.D. del 1 gennaio 1819 si pervenne poi ad un nuovo ordinamento delle Scuole dell’esercito articolato in due Accademie: il Real Collegio Militare, con sede nell’ex noviziato dei Gesuiti di Pizzofalcone, con il compito di fornire ufficiali all’artiglieria, al genio ed allo stato maggiore e la Real Accademia Militare, con sede nel convento di San Giovanni a Carbonara, dalla quale uscivano gli ufficiali destinati agli altri Corpi.

Il nuovo ordinamento non corrispose però alle attese del Borbone che vide ancora una volta, durante i moti carbonari del 1820, la Nunziatella divenire uno dei riferimenti nodali dei fermenti rivoluzionari ed il Generale Guglielmo Pepe (1797) uno dei protagonisti. L’epurazione fu ancora una volta dura: furono rimossi il governatore Francesco Costanzo, i professori Gaetano Alfaro, Ferdinando de Luca, Nicola Mascellis, Giuseppe Marini e Nicola Mozzillo ed una quarantina di allievi riconosciuti di simpatie carbonare e modificato l’ordinamento del 1819 allo scopo di rendere il controllo sugli Istituti di istruzione militare più incisivo. La successiva riforma del 1823 reintrodusse, infine, nel Real Collegio Militare i principi cardine del vecchio ordinamento del Parisi che non aveva, per altro, mai smesso di vigilare sui destini della sua creatura.

Il periodo che seguì, dal 1823 al 1848, fu uno dei più felici della vita della Nunziatella affidata ad un corpo di illustri ufficiali tra i quali spiccano i comandanti Francesco Antonio Winspeare e Carlo Picenna, gli istruttori Mariano d’Ayala e Raffaele Niola ed a professori prestigiosi tra i quali si ricordano Basilio Puoti, Francesco De Sanctis, Michele Cremonesi, Errico Alvino e Filippo Cassola. Non meno illustri si sarebbero rilevati poi molti dei giovani cadetti che vi furono educati in quegli anni tra i quali si ricordano Mariano D’Ayala (c. 1823-29), Antonio Ulloa (c.1823-27), Ferdinando Beneventano del Bosco (c.1825-29), Luigi Mezzacapo (c.1825-32), Camillo Boldoni (c. 1827-35), Vincenzo Giordano Orsini (c.1828-37), Giuseppe Salvatore Pianell (c.1828-35), Giacomo Longo (c.1829-36), Carlo Mezzacapo (c.1829-37), Enrico Cosenz (c.1832-40), Paolo de Sangro (c.183240) e Matteo Negri (c.1832-39).



1835-44: LA NUNZIATELLA E LA REAL ACCADEMIA DI MARINA

Nel 1835, a seguito della soppressione della Real Accademia di Marina e fino alla sua riapertura avvenuta nel 1838 con la denominazione di Istituto d’educazione per il ramo di marina, fu deciso di selezionare per la Marina otto alunni del Real Collegio Militare e di consentire agli allievi di marina della soppressa Accademia rinviati in famiglia di frequentare da esterni la Nunziatella. I destini tra le due Accademie tornarono poi ad incrociarsi allorché il 20 settembre 1841 il Collegio degli Aspiranti Guardia Marine fu assorbito dal Real Collegio Militare. L’esperienza, durata fino al 1844, può considerarsi antesignana di quella che oggi viene chiamata “cooperazione interforze” e assolutamente positiva, vuoi per l’emulazione che nacque tra gli allievi destinati alle armate di terra e di mare che per gli stretti e solidi legami che si strinsero tra di loro.

1848-1854: TRA I BANCHI DEL REAL COLLEGIO MILITARE

Tutto questo accadeva mentre i fermenti di italianità, andavano alla vigilia del 1848 diventando sempre più vivi e diffusi. Quegli anni – come ricorda Giuseppe Ferrarelli (c. 1842-50), il più famoso cultore della storia della Nunziatella – commossero l’animo degli alunni del Collegio, e dovevano commuoverlo per le ragioni seguenti. Valorosi erano i professori, e non istruivano solamente ma educavano: educavano meno colle parole che coll’esempio. Già Mariano d’Ayala, parecchi anni prima del 1848, insegnava artiglieria e accendeva nei giovani l’amore per l’Italia. Tra gli integrali ed i differenziali, il dovere di amare la patria era dimostrato dai professori con rigore matematico.

La parola Italia, nella quale, anche non volendo, dovevano imbattersi i professori di lettere italiane, destava negli alunni di quei tempi, un ardore insolito, il quale costringeva i professori a parlare con quel rispetto della verità che avevano predicato, a dire ciò che la coscienza imponeva loro di dire, cioè, che quella parola era il nome della nostra grande patria, la quale era dominata dagli stranieri e doveva recuperare la sua indipendenza. Ma chi sorpassò tutti nell’educare gli alunni ad amare l’Italia, sebbene ne parlasse meno degli altri, fu Francesco De Sanctis. E ciò accadde, non solo per l’indole dell’insegnamento suo, ma anche per le alte doti di cui era fornito.

Insegnando senz’aria dommatica ma col tono della conversazione, dimostrandosi più amico che maestro, leggendo come pochissimi leggono, commentando non per dottoreggiare, ma per chiarire quel che leggeva, interrompendo la lettura con qualche osservazione sobria e sagace, che non sciupava ma eccitava l’attenzione dei giovani, facendo, insomma, ciò che disse doveva essere l’insegnamento, vale a dire, discendere sino ai giovani per sollevarli sino al maestro, Francesco De Sanctis, più di tutti fece capire ai suoi discepoli che il libro non era quel proverbiale nemico loro che avevano creduto, che il libro può essere un vero amico, un vero tesoro. Or quando si è guadagnato questa vittoria nell’animo dei giovani, si è percorsa metà della via che si deve percorrere per educarli.



1855-61: LA NUNZIATELLA A MADDALONI E LA FINE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

Ferdinando II, profondamente scosso di questo ennesimo tradimento della “sua” Accademia militare, dopo aver trasferito la Corte nella sontuosa Reggia di Caserta volle che anche la Nunziatella traslocasse in Terra di lavoro adattando per essa l’antica residenza dei Carafa a Maddaloni dove il Real Collegio Militare ebbe la sua sede dal 1855 al 1859 (l’antica sede di Maddaloni del Real Collegio Militare del 1947 ospita i giovani del “Villaggio dei ragazzi” realizzato dal compianto Don Salvatore D’Angelo, un grande amico della Nunziatella.

Questo momento storico è ricordato nel documentato volume di Giuseppe Catenacci e Roberto Maria Selvaggi “Il Real Collegio Militare della Nunziatella a Maddaloni dal 1855 al 1859” realizzato dall’Associazione Nazionale e dalla Società di Storia Patria di Terra del Lavoro nel 1992). Rientrata, per volere di Re Francesco II nella sua antica sede di Pizzofalcone, la Nunziatella conobbe anch’essa, con l’ingresso di Garibaldi a Napoli nel settembre 1860, il dramma che accompagnò la caduta del Regno delle due Sicilie. L’esercito napoletano, la cui ufficialità era formata per la gran parte da ufficiali educati nel Real Collegio Militare, a Gaeta salvò l’onore delle armi. “E noi dobbiamo inchinarci – ha scritto Benedetto Croce – alla memoria di questi estremi difensori, tra i quali nobili spiriti, come quel Matteo Negri (c. 1832-39) che nel 1848 era andato anche lui alla difesa di Venezia ma nel 1860 non seppe staccarsi dalla bandiera del suo reggimento e, italiano, cadeva ucciso in combattimento al Garigliano contro italiani”.

Ancora il Prof. Piero Pieri, eminente storico dell’arte della guerra che è stato professore di storia e geografia nel Collegio Militare di Napoli dal 1922 al 1924, nella sua “Storia Militare del Risorgimento” annotava che “la difesa di Gaeta, rimaneva una pagina molto onorevole per i soldati che l’avevano sostenuta e per i loro ufficiali”. A ulteriore dimostrazione del ruolo che avevano avuto nell’assedio di Gaeta gli ufficiali formati nel Real Collegio Militare basti considerare che la capitolazione della Piazza fu sottoscritta per l’esercito napoletano da tre ex allievi il Tenente Colonnello, Capo di Stato Maggiore di Artiglieria, Giovanni delli Franci (c.1840-45), il Generale della Real Marina Roberto Pasca (c.1838-41) ed il Generale, Capo di Stato Maggiore, Francesco Antonelli (c.1817-23).

Le biografie di questi e di tanti altri ufficiali provenienti dal Real Collegio Militare sono riportate nel volume “Nomi e volti di un esercito dimenticato” promosso dalla Associazione Nazionale ex Allievi Nunziatella e realizzato dallo storico Roberto Maria Selvaggi uno dei più documentati e profondi studiosi dei Borbone di Napoli, grande amico della Nunziatella e curatore della Mostra “Il Real Collegio Militare” allestita nel Museo storico dell’Associazione dal 2000 al 2005. La bella prova di valore che diedero durante l’assedio di Gaeta gli ufficiali provenienti dal Real Collegio Militare militanti nei due eserciti che si contrapposero, è ricordata dall’Associazione in occasione della annuale manifestazione celebrativa con il lancio dagli spalti del Monte Orlando di una corona di fiori nel sottostante mare.




1861-1946 LA NUNZIATELLA E I SAVOIA, IL SUO BREVE TRASFERIMENTO A BENEVENTO, LA FINE DEL REGNO D’ITALIA

Con la caduta del Regno delle Due Sicilie ebbe inizio, forse e senza forse, il periodo più buio della storia della Nunziatella. I Savoia, infatti, ritenevano la Nunziatella -nella quale erano stati educati quasi tutti gli ufficiali di artiglieria e del genio dell’esercito napoletano – e non pochi degli esuli meridionali impegnati nell’esercito piemontese– una istituzione filoborbonica non solo per nascita ma per pieno convincimento di chi vi era stato formato provvidero da subito a ridimensionarne il ruolo. Così dopo averne modificata con R.D. 3 maggio 1861, la denominazione da Real Collegio Militare a Collegio Militare in Napoli, con il R.D. 6 aprile 1862 l’Accademia Militare di Torino divenne l’unico istituto che doveva provvedere l’esercito di ufficiali di artiglieria e del genio, mentre il Collegio militare di Napoli fu ridotto “ad istituto secondario destinato a ricevere i giovani nascenti del primo periodo del corso ginnasiale per prepararli al passaggio nell’Accademia o nella Scuola militare di fanteria e cavalleria”; gli anni di insegnamento furono ridotti a tre e per l’ammissione fu fissata una età non inferiore a 13 anni e non maggiore di 15.

Con tre successivi decreti del 23 novembre 1862, del 14 ottobre e del 30 dicembre 1865 i quadri organici degli ufficiali e degli insegnanti furono adeguati alla nuova funzione assunta dal Collegio così come i programmi di insegnamento. Con decreto dell’11 agosto 1869 il Collegio Militare di Milano fu soppresso ed i 59 alunni che lo frequentavano vennero destinati al Collegio Militare di Napoli. Con R.D. 3 aprile 1870 fu approvato, infine, un nuovo regolamento per gli istituti di educazione militare che modificò le modalità di selezione per l’accesso, i programmi d’insegnamento ed il corso degli studi che da 3 anni fu portato a due.

Il degrado che ne seguì fu progressivo tanto che nel 1873 fu presentata in Parlamento una proposta per la sua soppressione sventata solo per l’appassionata difesa che ne fecero Mariano d’Ayala ed altri deputati meridionali.Anche questo momento buio fu però presto superato e la Nunziatella ritornò ad affermarsi feconda nutrice di belli ingegni e di cuori generosi tanto che i Savoia, a dimostrazione del loro mutato atteggiamento, nel 1881 vi iscrissero il principe ereditario, il futuro Vittorio Emanuele III e nel 1887 per il primo centenario del Collegio Militare, promossero solenni manifestazioni celebrative. Ad ulteriore conferma della validità e riconoscimento dell’insegnamento che si impartiva alla Nunziatella venne nel 1882 la nomina di Enrico Cosenz (c. 1832-40) – che già negli anni 1860 e 1861 era stato Ministro della Guerra del governo dittatoriale di Garibaldi e del successivo governo luogotenenziale- a primo Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano! Sempre di tale segno furono le successive nomine degli ex allievi Luigi Mezzacapo (c.1825-32) e Bernardino Milon (c.1842-48) a Ministri della Guerra rispettivamente dal 1876 al 1878 e dal 1880 al 1881 e di Domenico Primerano (c. 1842-50) ed Alberto Pollio (c.1852-60) a Capi di Stato Maggiore dell’Esercito!

In data 26 luglio 1883 l’Istituto fu ordinato su quattro corsi, ed ebbe come scopo esclusivo la preparazione dei giovani per l’ammissione alla Scuola Militare di Modena, all’Accademia di Torino ed a quella navale di Livorno. Con R.D. 11 gennaio 1885 i corsi furono portati a cinque per assicurare una più completa preparazione dei giovani per l’ammissione alle Scuole Militari superiori. Con R.D. n. 4634 del 26 maggio 1887 il Collegio Militare di Napoli, che si preparava a festeggiare il suo centenario, come gli altri Collegi Militari, fu pareggiato ad un istituto civile di pubblica istruzione e nel medesimo tempo fu data facoltà agli allievi di proseguire o pur no gli studi nei Collegi stessi, stabilendo fra questi e gli Istituti tecnici una relativa equipollenza di titoli, fissata nel modo seguente: gli allievi che avevano compiuto l’intero corso quinquennale od i primi quattro anni di corso dei Collegi militari, e ne avevano superato gli esami, venivano rispettivamente iscritti al IV od al III anno di corso degli Istituti tecnici (Sezione fisico-matematica).

Il 19 ottobre 1894, con R.D. n. 511, il Collegio fu, a tutti gli effetti di legge, parificato agli Istituti tecnici. I corsi furono ridotti a tre e gli studi ordinati in conformità dei programma assegnati al II, III e IV corso degli Istituti tecnici del Regno (Sezione fisico-matematica). Mancava quindi il I corso, che fu istituito tra anni dopo e cioè il 13 agosto 1897 (R.D. n. 390). Il Collegio divenne così un Istituto tecnico pareggiato con corsi completi ed analoghi a quelli di un Istituto civile, Il Ministero della P.I. si riservò il diritto di destinare annualmente un regio commissario per il controllo degli scrutini e degli esami finali.Con R.D. n. 250 del 28 maggio 1908 furono anche istituiti i tre corsi liceali, ma fu abolito il I corso dell’Istituto tecnico. In tal modo il Collegio ebbe un intero Liceo e gli ultimi tre corsi dell’Istituto tecnico. Ebbe, insomma, due scuole medie che, per l’ordinamento degli studi e per tutti gli effetti legali, erano equiparati alle scuole medie governative. Il 28 luglio 1918 (R.D. n. 1106) si completò nuovamente l’Istituto tecnico, istituendo il I corso, ma tre anni dopo, e cioè alla fine del 1921, questo fu ancora abolito. Intanto il 21 aprile del 1920 per ricordare i riconoscimenti concessi ai numerosi ex allievi che si erano distinti sui campi di battaglia della 1a guerra mondiale fu inaugurato l’austero Sacrario-nel quale campeggia il Masso del Grappa con su incisi i nomi di tutti gli ex allievi caduti durante la prima guerra mondiale 1915-18 – Sacrario che ha consumato da allora le emozioni di migliaia di ex.

Nell’anno 1925, in conformità delle prescrizioni ministeriali, veniva, infine, istituito il Liceo scientifico in sostituzione dell’Istituto tecnico. Nel 1936 il Collegio Militare di Napoli – che il 6 giugno 1932 aveva ottenuto la facoltà di fare uso del motto araldico Victoriae Regem Dedit – cambiava la denominazione in quella di Scuola Militare di Napoli ed il 25 aprile 1937, nell’ambito delle manifestazioni per il suo 150 Anniversario, ebbe dalle mani del principe ereditario Umberto il Labaro parificato ad ogni effetto alla bandiera di guerra. I violenti bombardamenti che si riversarono sul finire del 1942 e nei primi mesi del 1943 su Napoli, indussero poi il Ministero della Guerra a disporre nel marzo del 1943 il trasferimento della Scuola Militare da Napoli a Benevento nei locali attualmente sede dell’Ospedale Rummo dove assumeva la denominazione di Liceo Convitto “Nunziatella”.

L’esilio a Benevento durò poco; infatti il 1 febbraio 1944 la Nunziatella fu trasferita nuovamente nella sua antica sede di Pizzofalcone che a guerra finita fu occupata dalla truppe alleate con le quali fu giocoforza convivere. Alle vicende della Nunziatella durante il regno Sabaudo l’Associazione ex Allievi ha nel 2005 dedicato una Mostra che resterà aperta fino a tutto novembre 2007.



1946-2018 LA NUNZIATELLA REPUBBLICANA

Il 13 giugno 1946 l’ultimo Re d’Italia Umberto II di Savoia abbandona in aereo l’Italia e nasce la Repubblica italiana. La Nunziatella, che l’azione decisa del Sottosegretario alla Guerra Mario Palermo (c. 1914-17) aveva sottratto alla chiusura, riprende il suo cammino guidata dal Comandante Colonnello Oliviero Prunas che è costretto a conciliare la coabitazione tra le truppe di occupazione e gli allievi costretti a vestire l’abito “borghese”. Pochi mesi prima della proclamazione della Repubblica, in occasione delle celebrazioni del 158 anniversario della fondazione della Nunziatella, il 15 novembre 1945 vede la luce il primo numero di “Sud” quindicinale di letteratura ed arte. Direttore del periodico è Pasquale Prunas figliolo del Comandante della Nunziatella nella cui abitazione ebbe sede la redazione amministrativa.

Il periodico, che rimase in vita fino a settembre 1947, con i suoi sette numeri editi, fu la palestra nella quale si cimentarono giovani che sarebbero divenuti famosi quali Francesco Rosi, Raffaele la Capria, Giuseppe Patroni Griffi, Domenico Rea, Antonio Ghirelli, Luigi Compagnone, Annamaria Ortese ed i nostri Mario Stefanile (c. 1925-28) e Raffaello Franchini, professore di Storia e Filosofia nella Nunziatella. Il 1 settembre 1949 la Nunziatella, i cui allievi erano intento ritornati a vestire la divisa che da grigio-verde era diventata di colore cachi, assunse la nuova denominazione di Collegio Militare di Napoli riottenendo il successivo 24 maggio 1950 la bandiera. 1956-2004
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Intanto il 10 marzo del 1950 nasce l’Associazione Nazionale ex Allievi della Nunziatella con il Gen. Silvio Brancaccio (c. 1890-95) Presidente e l’Avv. Raffaele Maffettone (c.1923-26) Segretario-Tesoriere. Il 18 novembre 1953 la Nunziatella assume, quindi, l’attuale denominazione di Scuola Militare “Nunziatella” ed il 2 marzo 1954 ottiene di poter usufruire dello stemma araldico e del Motto “Preparo alla vita ed alle armi” Quello che non potè la guerra rischiò però di conseguire la incerta politica militare del secondo dopoguerra che progettò di delocalizzare la Nunziatella in una sede più ampia, individuata, di volta in volta, nella Caserma Muricchio al Corso Vittorio Emanuele e nella Caserma Marselli all’Arenaccia. Grazie soprattutto alla incisiva determinazione della nostra Associazione, il pericolo di una delocalizzazione, o quel che è peggio ancora, di una chiusura della Nunziatella è ora definitivamente scongiurato. Nel marzo del 1996 il Ministero della Difesa ha aperto una sede staccata della Nunziatella a Milano la quale dal 1 ottobre 1998 è divenuta autonoma assumendo prima la denominazione di 2a Scuola Militare dell’Esercito e poi, dal 2000, quella di Scuola Militare “Teuliè”. Dal 1 ottobre 1999 la Nunziatella è, infine, funzionalmente collegata all’Accademia Militare di Modena.

A coronare l’impegno profuso dall’Associazione è venuta il 18 novembre 2004 la sottoscrizione tra il Sindaco di Napoli, il Capo della Polizia ed il Capo di SME di un protocollo che assegna definitivamente la Caserma Bixio al Ministero della Difesa per essere destinata ad ampliamento della Nunziatella ed alla costituzione di un polo culturale da cogestire con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici dell’avvocato Gerardo Marotta grande estimatore della Nunziatella. L’intervenuta nomina nel corso del 2006 degli ex allievi Arturo Parisi (c.19551958) a Ministro della Difesa e Rolando Mosca Moschini (c.1954-1957) attuale Chaiman of the European Union a Consigliere Militare del Presidente della Repubblica Napolitano, e la conferma del Prefetto Carlo Mosca (c.1961-1964) a Capo di Gabinetto del Ministro dell’Interno, fanno ben sperare che la Nunziatella possa finalmente conseguire quel rilancio per il quale l’Associazione si è tanto spesa in questi anni.

Questo l’essenziale “racconto” delle vicende storiche della Nunziatella che possono sintetizzarsi nei giudizi espressi dai Presidenti della Repubblica Cossiga (al quale si deve, tra l’altro, l’autorizzazione agli allievi di fregiarsi sulla divisa di parata dei bottoni con la sigla “RI”) e Ciampi in occasione delle loro visite alla Nunziatella. “La Nunziatella, oltre ad essere un luogo di formazione militare, è un luogo di grandissima formazione culturale e civile. Qui è racchiusa la Storia di tutto il nostro Paese. Io credo che l’Italia repubblicana deve far tesoro di tutte quelle che sono le grandi tradizioni militari e per ciò stesso civili che si sono formate in tutto il Paese anche quando questo non aveva raggiunto l’unità politica. La mia presenza alla Nunziatella vuol dire dunque onorare l’Italia in tutta quella che è la sua Storia” (Cossiga, 18 novembre 1989). “La Nunziatella è un luogo di educazione e formazione non solo di bravi militari, ma anche di bravi cittadini al servizio della Patria” (Ciampi, 18 novembre 2000).



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