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18 Aprile, 2024

Sud, negato il tempo pieno pieno a 80 bimbi su 100. Il regionalismo discriminatorio acuirà il gap col Nord



Lo Stato patrigno italiano prima affama il Sud e lo indebolisce, poi lo bullizza dandogli dell’incapace. Tanto lo si sa, i “sudici” sono “delinquenti nati”, “oziosi” e “scansafatiche” che vivono sulle spalle del ben più “virtuoso” e “laborioso” Nord. Peccato che i dati dell’operazione verità sulla ripartizione territoriale della spesa pubblica complessiva pro-capite dimostrino l’esatto contrario: è il Nord che vive sulle spalle del Sud, per poi trattarlo da colonia estrattiva interna di risorse non solo economiche, ma anche e soprattutto umane.

Le prove Invalsi attestano il divario Nord-Sud anche in ambito scolastico? La colpa è sempre e solo dei dirigenti, degli insegnanti e degli studenti meridionali, che si impegnano poco o niente per le loro ataviche tare razziali. Mica è dello Stato patrigno, che, stando ai dati Svimez, garantisce il tempo pieno alla scuola primaria a 50 bambini su 100 residenti al Nord e soltanto a 20 bambini su 100 residenti al Sud? Per non parlare delle strutture scolastiche che consentono al 53,5% degli alunni delle primarie del Nord di frequentare edifici dotati di mense a fronte del 66% dei bambini delle scuole del Sud a cui questa opportunità, invece, viene negata. La qualcosa, nell’arco del ciclo di studi di cinque anni, equivale per i bambini del Sud avere frequentato la scuola di base un anno in meno rispetto ai loro coetanei del Nord. Un Paese, due scuole. Una vergogna civile che il governo patriottico e sovranista a guida Giorgia Meloni vorrebbe cristallizzare se non acuire ulteriormente tramite l’attuazione del regionalismo estrattivo e predatorio in salsa leghista, e non solo leghista.    

 

 



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