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5 Marzo, 2024

Speranza di vita: i “sudici” vivono meno dei “nordici”. Un Paese, due cure, i dati Svimez




A dispetto dell’articolo 32 della Costituzione della Repubblica democratica italiana, o, per meglio dire, della Repubblica allo stesso tempo sì una e indivisibile, ma solo sulla carta, e di fatto storicamente bina e divisa per indicatori sociali, econonomici e di cittadinanza tra un Nord “virtuoso” e un Sud “ozioso”, nel Paese estrattivo, predatorio e discriminatorio in cui i “virtuosi” vivono sulla spalle degli “oziosi”, il diritto fondamentale alla salute viene fatto valere secondo standard più elevati per i “nordici”, i “fratelli” settentrionali, e standard meno elevati per i “sudici”, i “fratellastri” meridionali, i quali, come è noto, essendo dei “delinquenti nati” ed appartenendo alla “razza maledetta”, è meglio che muoiano prima. Meno campano e maggiori giovamenti ne trarranno la società, l’economia, la cultura, la civiltà e le casse del Paese e se proprio vogliono ostinarsi a “tirare a campare” per qualche altro anno vadano a farsi curare al Nord. Una vergogna (in)-civile infinita, a cui i media nazionali non daranno nessun risalto e se lo dovessero dare la narrazione sarebbe sempre la stessa: la colpa è sempre e solo dei meridionali, mai del saccheggio di risorse pubbliche perpetrato dal Nord ai danni di un Sud, che, tramite l’attuazione del federalismo razzista ed estrattivo in chiave etno-liberista, si vorrebbe ridurre definitivamente ed irreversibilmente a colonia estrattiva interna.

Venendo ora ai dati, stando all’ultimo Report sulla salute pubblicato dalla Svimez e dell’associazione internazionale Save the Children: “Il Mezzogiorno, secondo gli indicatori BES (Benessere Equo e Sostenibile) sulla salute, è l’area del Paese caratterizzata dalle peggiori condizioni di salute. Gli indicatori relativi alla speranza di vita mostrano un differenziale territoriale marcato e crescente negli anni: nel 2022, la speranza di vita alla nascita per i cittadini meridionali era di 81,7 anni, 1,3 anni in meno del Centro e del Nord-Ovest, 1,5 rispetto al Nord-Est. Analoghi differenziali sfavorevoli al Sud si osservano per la mortalità evitabile causata da deficit nell’assistenza sanitaria e nell’offerta di servizi di prevenzione. Il tasso di mortalità per tumore è pari al 9,6 per 10 mila abitanti per gli uomini rispetto a circa l’8 del Nord. È cresciuto il divario per le donne: 8,2 al Sud con meno del 7 al Nord; nel 2010 i due dati erano allineati”.

 

 



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