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18 Aprile, 2024

Accuse a De Luca, Polito e Macry rimuovono l’operazione verità ed alimentano cliché antimeridionali



Lo scontro istituzionale sempre più aspro tra il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e l’ANCI della stessa regione da un lato e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Ministro per la Coesione e il Sud Raffaele Fitto dall’altro va compreso sullo sfondo dell’operazione verità relativa all’iniqua distribuzione della spesa pubblica complessiva pro-capite che avvantaggia il Centro-Nord (62miliardi di euro in più su base annua) a discapito del Sud (62miliardi di euro in meno). Operazione verità, a cui si richiama lo stesso De Luca, avallata dai dati forniti da organi terzi, quali la Ragioneria Generale dello Stato, i Conti Pubblici Territoriali, la Corte dei Conti e la Svimez, e divulgata nel corso degli ultimi anni dal “Quotidiano del Sud-L’altra voce dell’Italia”.

Data l’attuale sperequazione delle risorse finanziarie pro-capite a livello territoriale, la spesa straordinaria sostenuta tramite i fondi europei è divenuta nel corso degli ultimi decenni sostitutiva di quella ordinaria. E sempre entro la stessa cornice di sperequazione, l’autonomia differenziata non farebbe altro che cristallizzare prima ed acuire poi i già ampi divari economici, sociali e di cittadinanza tra il Mezzogiorno e il resto del Paese, legando la fruizione dei diritti alla ricchezza dei territori. Ebbene, sulle pagine del “Corriere della Sera” e del “Corriere del Mezzogiorno” di oggi, sia l’opinionista nazionale Antonio Polito che quello locale Paolo Macry, entrambi all’unisono, invece di focalizzare l’attenzione sul merito dello scontro tra De Luca e Meloni – la distribuzione delle risorse nazionali ed europee a livello territoriale e le conseguenze del regionalismo differenziato sul gap Nord-Sud – attaccano De Luca per i suoi modi, definendolo, Polito, un “Viceré” e un “Masaniello” potenzialmente a capo della “Lega campana”, Macry, una “macchietta” e una “maschera da Salone Margherita”. E sempre ques’ultimo rincara la dose, non solo accusando De Luca di alimentare “certi umori sudisti sempre pronti a rinvangare ‘primati’ fantasiosi e a ricriminare sugli storici ‘torti’ subiti”, invece di assumersi le sue responsabilità in qualità di amministratore regionale, ma va anche oltre, definendo i napoletani una “tribù bizzarra”, una “tribù vesuviana”, che “preferisce godersi l’avanspettacolo”. Insomma, non solo il professore emerito di Storia contempornea della “Federico II”, che prima firma la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare per un federalismo solidale, il cosidetto ddl Villone, e poi derubrica il dibattito sull’autonomia differenziata a “parole, parole, parole“, rimuove l’operazione verità, il merito dello scontro, per soffermarsi sul metodo, il come, il linguaggio, ma facendo ciò dipinge De Luca e la società napoletana tutta tramite il cliché antimeridionale di “tribù”, ossia di persone sì intelligenti, ma anche acquiescenti e ricriminatorie.

Conclusione? Il governo patriottico della Meloni perpetua gli “scippi di Stato” al Sud, per poi mettere il bottino in cassaforte grazie all’attuazione del regionalismo differenziato, e secondo il magnifico duo Polito-Macry la colpa del degrado della Campania, e per estensione del Sud (?), sarebbe sempre e solo delle sue classi dirigenti e della società civile di cui esse sono espressione. La colpa è sempre e solo del Sud!             

    



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