L’“operazione verità” condotta negli ultimi anni da studiosi, centri di ricerca, testate giornalistiche, associazioni e comitati civici sulla ripartizione della spesa pubblica tra i cittadini del Nord ed i cittadini del Sud di un’Italia sempre più vergognosamente divisa e diseguale inizia a penetrare anche nelle scuole, che sembrano trarne dei notevoli spunti di riferimento per la costruzione di percorsi tesi alla formazione di una cittadinanza attiva e consapevole.
È quanto ha fatto l’ITI “E. Medi” di San Giorgio a Cremano, che, guidato dalla Dirigente scolastica Annunziata Muto, ha aderito al premio “Zero al Sud”, promosso lo scorso anno scolastico dalla Pro loco della cittadina vesuviana e rivolto a tutte le scuole superiori del territorio.
Infatti, dopo la presentazione del famoso Zero al Sud, tenutasi presso l’ITI Medi nell’ottobre 2019, gli studenti del dinamico istituto superiore, tramite le metodologie didattiche dell’apprendimento tra pari e dei lavori di gruppo cooperativi, hanno realizzato tre prodotti ispirati direttamente ai temi del testo di Marco Esposito: 1. Il video animato “Zero al Sud”, degli alunni della VA informatica, Amore Gabriel, De Micco Francesco, Lustri Alessio; 2. La foto “Arsenio Lupin alla rovescia”, degli alunni della VB grafica (a.s. 2019/2020) Mormone Nicolas, Fragliasso Ciro, Michele Perrone e Antonio De Luca; 3. La “Lettera aperta al Presidente della Repubblica italiana”, degli alunni della VA Informatica e della VB Grafica.
Classificatisi rispettivamente al primo, al secondo e al terzo posto, il 20 ottobre 2020, tramite la piattaforma Meet di Google Suite, i loro giovani e brillanti autori sono stati premiati con dei buoni libro dalla prof.ssa Maria Falbo, referente della Pro loco di San Giorgio a Cremano, alla presenza di Marco Esposito, della Ds Annunziata Muto e dei loro docenti accompagnatori, prof.ssa Paola Sannino (VA Informatica) e prof. Salvatore Lucchese (VB Grafica).
Di seguito, la versione integrale della “Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana”, Sergio Matteralla.
Al Signor Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella
C/o Quirinale
00124 – Roma
Egregio Signor Presidente della Repubblica Italiana[1],
chi Le scrive è un gruppo di studenti dell’ITI “Enrico Medi” di San Giorgio a Cremano, che, tramite la scuola, è venuto a conoscenza di alcuni dati statistici e fatti storici recenti e passati inerenti la disparità di distribuzione della spesa pubblica nel nostro Paese.
Innanzitutto, in qualità di giovani cittadini in formazione, Le esprimiamo la nostra gratitudine per lo stile e per le modalità con le quali sta svolgendo il Suo ruolo di Capo dello Stato.
Come Lei ha più volte evidenziato tramite i suoi discorsi pubblici e attraverso il suo operato istituzionale: “Il Presidente della Repubblica è garante della Costituzione”.
La garanzia più forte della nostra Costituzione consiste, peraltro, nella sua applicazione:“Nel viverla giorno per giorno”. Pertanto, bisogna garantirne l’articolo 3, che sancisce il diritto all’uguaglianza formale e sostanziale, senza alcuna distinzione “di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Inoltre, come Lei stesso ci insegna, il suddetto articolo obbliga la Repubblica ad eliminare gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e la eguaglianza di ogni singolo cittadino: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Nell’ultimo decennio, l’articolo 3 del nostro dettato costituzionale sta venendo del tutto meno anche a causa dell’“attuazione perversa del federalismo fiscale” e dell’attuazione del regionalismo differenziato, che consentirebbe alle già Regioni ricche del Nord di trattenere sui loro territori i 9/10 del cosiddetto “residuo fiscale”, ossia della ricchezza ivi dichiarata dai cittadini e dalle imprese che vi risiedono. In tal caso, l’artico 3 diverrebbe ancora più privo di significato.
Ciò implicherebbe la rottura definitiva del patto repubblicano, sancito dalla Costituzione, di uguaglianza, equità, solidarietà, coesione sociale e territoriale. Valori, questi, che costituiscono il cuore stesso della Costituzione, la meta ideale da raggiungere per garantire l’unità del Paese sia dal punto di vista formale, giuridico-politico, sia dal punto di vista sostanziale, ossia, sociale, economico, culturale e civile.
Come Lei stesso ha rimarcato in occasione del suo incisivo Discorso di fine anno, “È necessario ridurre il divario che sta ulteriormente crescendo tra Nord e Sud d’Italia. A subirne le conseguenze non sono soltanto le comunità meridionali ma l’intero Paese, frenato nelle sue potenzialità di sviluppo”.
Dunque, Signor Presidente, come Lei ben sa, le nostre, non sono semplici ed infondate illazioni e fantasie, frutto di quello che ancora oggi alcuni opinionisti considerano essere lo spirito “piagnone”e “rivendicativo”dei cittadini meridionali, bensì sono osservazioni critiche fondate sulla base di documenti pubblici riconosciuti dalle autorità contabili, Ragioneria Generale dello Stato, dai centri statistici, Conti Pubblici Territoriali, dai centri di ricerca, SVIMEZ ed EURISPES, dalle massime istituzioni politiche del Paese, in primis, il Parlamento, e divulgati dalla stampa: Il Mattino, Il quotidiano del Sud. L’altra voce dell’Italia, Il Corriere del Mezzogiorno, la Repubblica Napoli e il Vesuviano News
Tali documenti attestano che nell’ultimo decennio, in massima parte sulla base dell’iniquo criterio della “spesa storica”, la situazione economica e sociale dell’Italia vive un “Robin Hood” o un“Arsenio Lupin”“alla rovescia”, per cui si “ruba ai poveri per dare ai ricchi”.
A partire dal 2009, ogni anno ai 21 milioni di cittadini italiani che risiedono nel Meridione e che, pertanto, rappresentano il 34% della popolazione nazionale, è assegnato soltanto il 28% della spesa pubblica allargata pro capite, 291 miliardi invece di 315. Di contro,ai 40 milioni di cittadini del Centro-Nord, che costituiscono il 66% della popolazione italiana, è assegnato il 72% della suddetta spesa pubblica, 736 miliardi, invece di 676. In sintesi: al Sud -60 miliardi e al Centro-Nord +60 miliardi.
Come se non bastasse, nel quinquennio 2011-2015, la spesa per investimenti nazionali finalizzati al riequilibrio dello storico dualismo Nord/Sud, meglio conosciuto come questione meridionale, è crollata allo 0,15% del PIL nazionale. L’“abolizione” del Mezzogiorno dall’agenda politica nazionale del nostro Paese.
Dunque, in totale contrasto con l’articolo 3 del nostro dettato costituzionale, siamo ‘fratelli’ e ‘fratellastri’ d’Italia, altro che “Fratelli d’Italia”, come, invece, recita il nostro inno nazionale.
Insomma, uno “scippo di Stato” di circa 60 miliardi l’anno, che, come ci ha insegnato il giornalista del Mattino Marco Esposito, insignito del Premio internazionale “Guido Dorso”, ha contribuito ad assegnare molti “zeri al Sud”, cancellando e dimezzando, sulla base di motivazioni discriminatorie – “tanto vivono al Sud”, “tanto sono abituati ad arrangiarsi” – diritti sociali e civili basilari di fondamentale importanza, quali, gli asili nido, i trasporti, le mense scolastiche, i presidi medici ed i servizi sociali.
Nella fattispecie, ad esempio, la Valle D’Aosta conta per la spesa pubblica 25.492 euro pro capite, la Campania, invece,12.084 euro. Circa il 50% in meno. Si tratta di una ripartizione dei “pani e dei pesci” a “Costituzione rovesciata”, altro che “compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli”.
Alcune conseguenze? Dal 2002 al 2017 sono emigrate dal Mezzogiorno oltre 2 milioni di persone di cui 132.187 nel solo 2017. Rispetto a questi ultimi il50,4% sono giovani e il 33% laureati, con un saldo migratorio negativo di 852 mila unità al netto dei rientri.
Signor Presidente, chi Le scrive questa Lettera aperta è un gruppo di studenti dell’ITI “Enrico Medi” di San Giorgio a Cremano (NA). Studenti che guardano al loro futuro come ad un qualcosa che stanno portando loro via, che, malgrado siano cittadini italiani a tutti gli effetti, stanno letteralmente “scippando loro il futuro”.
Per questo motivo, ci appelliamo a Lei, in quanto Capo della Repubblica, affinché si faccia garante dell’unità formale del Paese e garantisca la sua effettiva e concreta unificazione sociale, economica, civile e culturale.
La nostra generazione, e forse anche quella precedente, è cresciuta con un immaginario di un’Italia spaccata, sempre divisa tra Nord sviluppato e Sud sottosviluppato. Lei solo può aiutarci affinché la generazione presente e futura possano crescere in una Italia unita e senza distinzioni anagrafiche e di residenza, come recita l’articolo 3 della Costituzione del nostro Paese.
Si ponga una volta e per tutte rimedio alla “vergogna civile” dell’“Italia, divisa e diseguale”.
Confidiamo nella Sua saggezza e nella Sua comprovata capacità di esercitare la più lungimirante ed efficace opera di moral suasion.
Nel ringraziarLa per l’attenzione prestataci, Le rivolgiamo i nostri più sentiti e rispettosi Saluti.
San Giorgio a Cremano, lì 28/09/2020
Con osservanza
Gli alunni della VBg
Francesco Pio Bianco
Antonio De Luca
Ivan Fornaro
Roberta Fortunati
Ciro Fragliasso
Artem Maglione
Nicolas Mormone
Ludovica Mariachiara Palmieri
Mariassunta Paparo
Salvatore Parisi
Michele Perrone
Raffaele Postiglione
Anna Rho
Laura Rolletta
Assunta Russo
Giovanni Scognamiglio
Alessia Tarallo
Emanuele Testa
Mattia Versi
Gli alunni della IVAI
Gabriel Amore
Miriana Annunziata
Carmine Arcopinto
Daniele Bettini
Domenico Cacavale
Daniele Castaldo
Giuseppe d’Amato
Francesco De Micco
Thomas Ferrigno
Pasquale Fuorto
Gianluca Gallo
Raffaele Iovane
Alessio Lustri
Marino Miele
Manuel Monti
Ferdinando Musella
Marco Norcia
Vittorio Picone
Davide Pignatiello
Gaetano Romeo
Giuseppe Sciallo
Riccardo Tesorone
Claudio Vanni
I docenti, Paola Sannino e Salvatore Lucchese
[1] La presente lettera è stata redatta, discussa e condivisa collettivamente tra i mesi di gennaio e febbraio 2020, per essere inviata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella entro il mese di marzo. L’emergenza Covid-19 non ha reso possibile rispettare i tempi originariamente previsti per l’invio, che, pertanto, viene effettuato solo ora.


