In piena estate, sul fronte dell’autonomia regionale differenziata rullano i tamburi, squillano le trombe e sventolano le bandiere degli eserciti che si dispongono sul campo di battaglia gli uni dinanzi agli altri per la final tenzone.
Sul fronte a favore del regionalismo differenziato si dispongono le truppe unite e coese del centro-destra sia a livello parlamentare – nel mese di luglio la maggioranza di governo (FdI, Lega, FI, Noi Moderati) ha espresso parere favorevole per le pre-intese siglate con le regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria, richiedenti maggiori poteri, risorse e funzioni su protezione civile, previdenza complementare, professioni, sanità, sia, appunto, a livello territoriale.
Sul fronte opposto, la situazione non appare altrettanto coesa. Se a livello parlamentare le forze politiche di centro-sinistra (PD, M5S, AVS) si sono mostrate unite nel dare battaglia all’approvazione delle pre-intese, a livello territoriale, invece, la situazione è ben lungi dall’essere altrettanto compatta.
Infatti, soltanto i Presidenti delle Regioni Puglia, Antonio Decaro, e Campania, Roberto Fico, hanno reso pubblico il loro dissenso nei confronti delle suddette pre-intese, minacciando, di fatto, il ricorso alla Consulta nel caso in cui dovessero essere attuate definitivamente.
Tuttavia, il loro appello ad un fronte unito sia “meridionale”, Decaro, sia “politico”, Fico, contro quella che è stata definita dallo stesso Presidente della Regione Puglia la “secessione a rate” è rimasto, inascoltato. Ad oggi, i Presidenti delle Regioni Calabria, Basilicata, Molise, Abruzzo, Sicilia e Sardegna, anche se queste ultime due sono a statuto speciale, non hanno manifestato il loro dissenso nei confronti dell’ulteriore avanzata della “secessione dei ricchi”. Dissenso che non hanno manifestato neanche le Regioni Toscana ed Emilia-Romagna, sebbene siano a guida centro-sinistra.
Inoltre, sempre a livello territoriale, nonostante il fatto che in sede di Conferenza allargata, l’ANCI abbia espresso parere negativo nei confronti delle suddette pre-intese, al 3 agosto 2026, nell’ambito delle iniziative promosse dalla Rete Civica meridionale, soltanto una parte dei Comuni meridionali, ha aderito all’appello lanciato dal Sindaco di Bari, Vito Leccese, per la sospensione dell’iter di attuazione delle pre-intese, mentre i Comuni del Nord, anche quelli amministrati dalle forze di centro-sinistra, “tacciono” in modo a dir poco “misterioso”
In sintesi, mentre sul fronte pro regionalismo differenziato, l’intero centro-destra si schiera compatto a livello parlamentare e territoriale, da Nord a Sud, determinando, così, la spaccatura degli auspicati “fronte meridionale” e “fronte politico” contro invocato da Decaro e da Fico; sul fronte no autonomia differenziata, invece, si schierano contro soltanto due Regioni su otto, supportate da 260 sindaci su 2.115, il 12% del totale delle amministrazioni comunali meridionali.
Eppure la posta in gioco è alta: da un lato, ci sono le truppe degli eserciti che fanno sventolare le loro bandiere di partito, di Regione e di Comune sul fronte di un’Italia definitivamente divisa e diseguale; dall’altro, poche forze che si schierano a favore di un Paese equo e solidale. Mala tempora currunt!


