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23 Febbraio, 2024

Nuova questione meridionale e “bullismo di Stato”




Come ha osservato lo storico Francesco Barbagallo: “Da sempre e ripetutamente negata, superata, accantonata la questione meridionale risorge periodicamente, come araba fenice, e si ripropone al centro o ai margini del dibattito nazionale”.

Infatti, rimossa a partire dagli anni ‘80 dal dibattito pubblico nazionale a seguito dell’affermazione egemonica della questione settentrionale agitata dalla Lega Nord, nel corso degli ultimi anni, la questione meridionale è risorta come “araba fenice” nelle vesti di “nuova questione meridionale”.

“Nuova” per ragioni di contesto, non più solo questione nazionale, ma questione europea nell’era della globalizzazione capitalista, di contenuti, i divari di cittadinanza oltre che economici, sociali e civili, e di esiti politici: la sua istituzionalizzazione tramite l’attuazione dell’autonomia differenziata a favore delle Regioni del Nord e la sua definitiva soluzione mediante per eutanasia indotta per desertificazione demografica entro il 2065.

Nel più ampio contesto della “nuova questione meridionale”, frutto di politiche sperequative della distribuzione territoriale della spesa pubblica complessiva pro-capite, politiche che destinano ai 20 milioni di cittadini italiani residenti al Sud, il 34% della popolazione nazionale, soltanto il 28% delle risorse finanziarie per drenarle al Centro-Nord, 60 miliardi di euro in meno ogni anno per trasporti, sanità, istruzione, previdenza etc., va collocato ed analizzato criticamente anche il divario Nord-Sud in ambito scolastico.

Come, ad esempio, ha evidenziato a riguardo il Rapporto Svimez 2022, nella scuola dell’infanzia, nelle regioni meridionali l’orario prolungato viene offerto soltanto al 4,8% dei bambini.

Nella scuola primaria la percentuale degli alunni del Sud che ha la possibilità di frequentare istituti che garantiscono il tempo pieno corrisponde al 18,6% della platea scolastica totale, rispetto al 48,5% del resto del Paese.

Sempre nel Mezzogiorno, il 79% degli alunni della scuola primaria non beneficia di alcun servizio mensa.

Tutto ciò fa si gli studenti delle scuole primarie del Mezzogiorno perdano entro l’arco del ciclo scolastico intero di 5 anni circa 1000 ore di attività educative, che corrispondono quasi al monte ore di un anno di scuola.

Dunque, la sperequazione della spesa sociale ed i conseguenti divari di cittadinanza sono alla base del dualismo Nord-Sud anche per quanto concerne i livelli di istruzione. Non ci si meravigli se ogni anno, puntualmente, tale divario viene certificato dalle prove INVALSI.

Ci si meravigli, o, per meglio dire, ci si indigni, invece, se le “due Italie, frutto di scelte politiche inique e sperequative ben precise, riassumibili nella teoria neo-liberista dello sgocciolamento e della locomotiva Nord, sono trattate in modo differente anche per quanto concerne le opportunità di istruzione da offrite ai bambini, per poi essere valutate con lo stesso metro.

Per la serie, prima ti azzoppo e poi ti colpevolizzo perché non riesci a correre. Tanto lo si sa, i meridionali, in quanto appartenenti alla “razza maledetta”, sono sudici, oziosi, briganti e criminali. Tutto ciò ha un solo nome: “Bullismo di Stato”.

  



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