Chi, dimentico della grande tradizione meridionalista di sinistra, da Ettore Ciccotti a Gaetano Salvemini, da Napoleone Colajanni a Guido Dorso, passando per Antonio Gramsci, fa di tutta un’erba un fascio e in attesa della palingenesi rivoluzionaria a livello globale risolve/dissolve la peculiaritĂ della questione meridionale nella contrapposizione capitalistica tra Nord e Sud del Mondo, oppure la derubrica a mera ed esclusiva rappresentazione concettuale, l'”idea” di Sud come colonia, non cogliendone la funzione ideologica di tale idea per giustificare politiche e processi reali di estrazione, spoliazione e sfruttamento non solo su base sociale ma anche territoriale, chi fa tutto ciò senza prendere posizione contro il regionalismo differenziato e discriminatorio in salsa leghista, e non solo leghista, dovrebbe leggere attentamente l’ultimo libro dell’economista pugliese Gianfranco Viesti, Contro la secessione dei ricchi. Autonomie regionali e unitĂ nazionale.
“In Italia – osserva Viesti – il livello e la qualitĂ di molti servizi pubblici sono piĂą modesti nel Mezzogiorno rispetto al livello del Paese. Dalle comparazioni possibili emerge chiaramente che queste disparitĂ territoriali sono di molto maggiori rispetto agli altri grandi paesi europei: solo in Italia ad uno scarto territoriale nella capacitĂ di produrre reddito corrisponde un forte scarto nella disponibilitĂ di servizi. Colpisce in particolare il confronto con la Germania, dove pur in presenza di un livello di reddito molto piĂą basso della media nazionale nei Lander dell’ex Germania Est, la quantitĂ e la qualitĂ dei servizi disponibili in quelle aree sono uguali se non migliori della media nazionale“.
E in Italia c’è ancora chi aspetta il “Sol dell’avvenire” a livello mondiale per risolvere il gap Nord-Sud a vantaggio dei poveri, mentre nella Germania Est se lo sono giĂ lasciato alle spalle.Â


