24.6 C
Napoli
15 Luglio, 2026

L’Assemblea NoAd di Napoli accende i riflettori sui numerosi pericoli della “secessione dei ricchi”

Sabato 6 giugno si è tenuta presso il Maschio Angioino di Napoli l’Assemblea nazionale dei Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti e del Tavolo NoAd, alla quale, o a titolo personale o in qualità di rappresentanti di 33 tra associazioni, partiti e sindacati, hanno partecipato più di 100 persone provenienti da 20 province di tutta Italia.

In occasione di tale Assemblea, che, grazie anche agli interventi di costituzionalisti, economisti, giornalisti, saggisti, sindacalisti, attivisti e militanti politici ha di nuovo rimarcato il carattere eversivo dell’autonomia regionale differenziata, meglio conosciuta, si rimarca nel Resoconto della stessa Assemblea, come “secessione dei ricchi” o “Spacca Italia“, sono stati accesi i riflettori sui numerosi pericoli connessi alla sua attuazione, che, in estrema sintesi, rappresenterebbe il passpartù attraverso il quale destrutturare definitivamente quello che rimane dello Stato sociale in Italia, frantumandone l’unità politica ed acuendone, a partire dallo storico e mai risolto gap Nord-Sud, le diseguaglianze territoriali, sociali, ed economiche, a vantaggio delle classi dominanti ed a discapito delle classi lavoratrici e delle fasce sociali più deboli e marginali. 

Nello specifico, come si evidenzia nel già citato Resoconto, gli interventi tenutisi durante l’Assemblea hanno posto l’accento sulle seguenti criticità collegate allo “Spacca Italia“:

  1. Le preoccupanti dinamiche demografiche, riflesso e al contempo supporto delle istanze autonomistiche, che condannano il Sud e il paese a una desertificazione programmata;
  2. La crisi produttiva e del welfare, di un Nord che millanta efficienza mentre si alimentano la speculazione edilizia e lo sfruttamento sfrenato dei rider, degli operai dell’edilizia, della filiera del lusso;
  3. Il collasso ecologico, accelerato dalle miopi politiche estrattivistiche; la funzionalità dell’autonomia differenziata alla militarizzazione dei territori e all’accentramento dei poteri nelle mani di un ceto affaristico senza scrupoli;
  4. La prova che autonomia non è sinonimo di “prossimità” ai bisogni dei cittadini, ma deriva di potere e lottizzazione del territorio; l’illogicità di alcune richieste, come quella relativa alla protezione civile;
  5. La consapevolezza che la divergenza territoriale è l’altra faccia del capitalismo concentrazionario;
  6. La disambiguazione di proclami e documentazioni esibite dal Governo come risposta attendibile alle condizioni poste dalla Corte costituzionale nella sentenza 192, come è il caso delle relazioni che ciascuna regione ha allegato alla propria Intesa preliminare-fotocopia, di cui in audizione il ministro Calderoli ha millantato la peculiarità, smentita dai fatti;
  7. La necessità che i bisogni delle cittadine e dei cittadini vengano sondati direttamente sui territori e non individuati dalle tecno-burocrazie.

 

Potrebbe interessarti anche

Ultimi Articoli