04182019In evidenza:

La terza Repubblica si colora di Palle e Coglioni

Un linguaggio oltremodo inappropriato, influenzato dai social e demarcatore di una realtà trascendente sempre più convenzionale. Ciò che fino a qualche anno fa era impensabile e impossibile che entrasse nel linguaggio istituzionale e politico, oggi, diventa un lessico senza il quale, al contrario, si rischia addirittura l’emarginazione dal dibattito pubblico, un’auto-esclusione o, per restare in tema, un’auto-castrazione. Tanto che virilità simbolica dei genitali è traslata, con un nesso di proporzionalità diretta, nella percezione di credibilità che il pubblico nutre nei propri rappresentanti.

L’evoluzione, per altri l’involuzione, del linguaggio della politica verso forme e contenuti non convenzionali, che aggiornano in profondità le soglie del comune senso del pudore, riflette la mutazione genetica dei costumi indotta in massima parte dall’esplosione dei social network, intesa come principale comunità di auto-condivisione delle opinioni, da quelle più strutturate a quelle, che sono la maggioranza, crude e grezze.

Qualche giorno fa , ultimo in ordine di tempo, è stato il battitore libero del M5S, Alessandro Di Battista, che a proposito di TAV, ha chiesto ausilio ai genitali per dare immediatezza e consistenza al suo pensiero: “se la Lega intende andare avanti su un buco inutile che costa 20 miliardi e non serve a niente – ha tuonato – tornasse da Berlusconi e non rompesse i coglioni, chiaro?”. Eppure, prima del DiBa, però, i due massimi cantori dell’emancipazione linguistica delle parti intime sono stati il fondatore del M5S, BeppeGrillo, e il Capitano MatteoSalvini.

Il secondo, già nel 2016, nel rivolgersi alla CEI e a Monsignor Galatino che aveva espresso delle perplessità sulle politiche dell’immigrazione targate Lega Nord aveva intimato: “i vescovi non rompano le palle ai sindaci” Mentre, il primo, anche per la sua permanenza storica nei marosi della dissacrazione verbale, ci ha messo un secondo a passare dal vaffanculo alle palle, tant’è nel “lontano” 2012 poteva impunemente sbottare contro chi manifestava qualche, fondato, dubbio sulla democrazia interna al Movimento: “chi pensa che io non sia democratico, vada fuori dalle palle!”

Lo sdoganamento nel frasario politico nazionale dell’apparato genitale maschile nella sua costituzione integrale, accanto a palle e coglioni ci sono state anche apparizione di cazzi, come nel 2004, con Berlusconi che sbottò con Luca Volonté dell’Udc: «voi ex democristiani mi avete rotto il cazzo, me lo hai rotto tu e il tuo segretario Follini. Basta con la vecchia politica” ha trovato nell’esplosione dei social un’accelerazione e legittimazione. Con l’avvento della Terza Repubblica, dunque, abbiamo definitivamente sdoganato la semantica dei genitali e considerato che, soprattutto in Italia, la politica si coniuga al maschile, ecco l’esplosione negli ultimi di molteplici rotture di palle e coglioni.

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