Non ci sarà il processo al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per il quale il Tribunale dei ministri di Catania aveva chiesto al Senato l’autorizzazione a procedere con l’ipotesi di reato di sequestro di persona per non aver consentito subito lo sbarco di 177 migranti della nave Diciotti attraccata al porto.
E Salvini ringrazia i 5 stelle per aver condiviso “con unanime determinazione” le politiche sulla sicurezza e sui migranti.
“Queste cose – ha detto il responsabile del Viminale – si fanno in due”. Contro il processo si sono espressi i senatori di Lega, M5s, Forza Italia e Fratelli d’Italia, a favore i senatori di Pd e LeU. I senatori delle Autonomie hanno votato in ordine sparso. L’Aula del Senato, presente il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte (che si è detto “sereno e confidente”), oltre allo stesso Salvini, ha confermato il no al processo, indirizzo già espresso dalla Giunta per le immunità presieduta da Maurizio Gasparri, anche relatore sulla vicenda.
Si chiude così un caso spinoso (la prima volta che viene chiesta l’autorizzazione a procedere nei confronti di un ministro per una ipotesi di reato commesso nell’esercizio delle sue funzioni), che si era aperto il 23 gennaio scorso, quando la Presidenza di Palazzo Madama aveva ricevuto la richiesta dei magistrati siciliani. La relazione di Gasparri, approvata dall’Aula dopo il primo ok in Giunta, riconosce che le scelte del ministro dell’Interno sono state dettate da decisioni collegiali del governo, volte al perseguimento dell’interesse pubblico.
Il voto elettronico, palese, espresso in aula a Palazzo Madama, ha dato un risultato incontrovertibile, anche se non definitivo perchè per gli assenti ‘le urne’ resteranno aperte fino a stasera alle 19. Ma i 232 senatori che hanno votato per negare l’autorizzazione a procedere, a fronte di un quorum richiesto di 161, non lasciano alcun dubbio sul risultato definitivo.
Il caso Salvini ha agitato non poco le acque nel Movimento 5 stelle che per difendere l’alleato di governo ha dovuto votare contro l’autorizzazione a procedere contraddicendo all’atteggiamento fino ad ora proclamato con forza di fronte al suo elettorato.
Al momento, dall’analisi dei voti espressi, mancherebbero 11 voti dei senatori 5s, che il gruppo starebbe contattando. Sicuramente, per loro dichiarazione in dissenso al gruppo, Paola Nugnes e Elena Fattori hanno votato a favore del processo e per questo saranno sottoposte al giudizo dei probiviri.
E se Salvini si è voluto sottrarre al processo, Elena Fattori ha detto che affronterà il suo ‘processo’ “a testa alta e con la schiena dritta. Le persone come me le 5 stelle le hanno tatuate nel cuore”. Per Elena Nugnes ai migranti sulla nave Diciotti “sono stati compressi i diritti inalienabili che sono alla base della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”.
Il ministro dell’Interno, sedendo tra i banchi della Lega, ha svolto l’ultimo intervento prima delle dichiarazioni di voto. A tratti visibilmente commosso, Salvini ha ammesso di avere “un testo scritto” per riportare con ordine tutti i passaggi di quanto accaduto ad agosto scorso e per dimostrare di aver agito “nell’interesse nazionale”. “Per andare a processo dovrei mentire a questo Senato e agli italiani, dovrei dire che non ho fatto l’interesse pubblico e a me dire bugie – ha esordito – viene poco e viene male… è un mio limite”. Ricostruendo i fatti accaduti, Salvini ha sottolineato, a suo modo di vedere, il rischio che “i flussi migratori siano veicolo per l’arrivo in Italia di soggetti infiltrati a scopo di azioni violente”. Come aveva segnalato il Comitato per la sicurezza nazionale. E ancora, che il business dei clandestini “è più redditizio del traffico di armi e droga e che, anzi, quest’ultimo si alimenta dalla presenza di clandestini nel Paese”. Inoltre, con la scelta di non consentire lo sbarco dei migranti, ha ricordato il ministro, sono state coinvolte le istituzioni europee e gli altri Paesi che avevano preso impegni. Rivolgendosi alle opposizioni ha detto: “Io sono per meno porti aperti, meno sbarchi, meno morti… Più che porti aperti, qualcuno vuole più cimiteri aperti”.
Forti le critiche del Pd espresse dal capogruppo Andrea Marcucci. “A difendere Salvini dai giudici scendono in campo Renato Schifani, l’uomo che Berlusconi ha voluto alla guida del Senato, e Michele Giarrusso, quelle delle manette”.
Bagarre in aula sempre da parte del Pd tanto da costringere la presidente Casellati ad ammonire la senatrice Rossondo a rispettare i tempi ed esprimersi senza creare ulteriori scompiglio.
Pietro Grasso, in rappresentanza di LeU, ha rimarcato che “come tutti i i cittadini, anche i ministri, nell’esercizio delle loro funzioni, commettono dei reati e devono risponderne davanti alla giustizia”.
Gregorio De Falco, ex M5s oggi confluito nel gruppo Misto, si è rivolto ai colleghi del Movimento invitandoli a votare “da donne e uomini liberi”.
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