Sabato 6 giugno si è tenuta presso il Maschio Angioino di Napoli l’Assemblea nazionale del Tavolo NoAd e dei Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti, alla quale, o a titolo personale o in qualità di rappresentanti di 33 tra associazioni, partiti e sindacati, hanno partecipato più di 100 persone provenienti da 20 province di tutta Italia.
Nel confermare la totale condanna dell’autonomia regionale differenziata, da loro considerata un “de-forma eversiva” dello spirito e della lettera della Costituzione repubblicana, i partecipanti all’Assemblea, tra i quali spiccano i nomi del costituzionalista Massimo Villone, dell’economista federiciano Emiliano Brancaccio e del saggista e giornalista Marco Esposito, hanno formulato una proposta concreta di azioni di rilancio della mobilitazione politica, sindacale, civile ed istituzionale sia a livello nazionale, sia a livello regionale, sia a livello comunale, incentrato su otto punti programmatici di seguito riportati.
1) Chiedere ai parlamentari delle forze di opposizione di presentare una pioggia di emendamenti, per fermare l’iter di approvazione delle intese, e di denunciare con ogni mezzo a disposizione, anche fuori dalle aule istituzionali, gli intenti separatisti e le loro ricadute; perché istituzioni e piazza in questa fase devono procedere coese e convergenti.
2) Sollecitare le Regioni guidate dal PD e dal M5S affinché si preparino tempestivamente ad impugnare le Intese, predisponendo e pubblicizzando – ancor prima della conclusione dell’iter di approvazione – i testi dei ricorsi da formalizzare poi in via diretta alla Corte costituzionale. Sia perché il governo abbia contezza che alla propria arbitraria accelerazione si risponderà in maniera immediata ed efficace. Sia perché i cittadini e le cittadine possano condividere, arricchire e discutere le ragioni e le modalità di difesa dei propri diritti;
3) Chiedere ai Consiglieri di opposizione delle Regioni che hanno avviato le Intese di usare tuti i mezzi istituzionali per bloccare l’iter delle Intese stesse, quando arriveranno nei Consigli;
4) Chiedere ai consiglieri comunali del Pd, del Movimento 5 stelle e di AVS di proporre risoluzioni o ordini del giorno, come quella presentata al comune di Firenze (mozione Palagi), per schierare i Comuni contro il neo-centralismo regionale, che si accentuerà con l’AD, facendosi promotori di incontri sulle quattro materie oggetto delle Intese preliminari;
5) Sollecitare sindacati e associazioni, con un appello ai direttivi, affinché mobilitino i propri iscritti e iscritte, insistendo sulla trasversale pericolosità dell’AD, che nega il diritto a un lavoro equamente retribuito e parimenti sicuro, e il diritto a potersi avvalere di una legislazione uniforme in caso di contenzioso. Ancora, sulla scia di quanto avvenuto in occasione della raccolta firme per il referendum abrogativo della legge 86/24, che organizzino dappertutto l’informazione e la mobilitazione per il ritiro delle pre-Intese, per il NO alla loro ratifica e per l’interruzione del percorso dell’AS 1623 (Legge Calderoli);
6) Mettere in luce i nessi, facendo leva su di essi, per collegare le lotte, dando vita ad una nuova forma di mutualismo e di cooperazione tra movimenti: la guerra, il riarmo, le politiche ambientali, la precarizzazione del lavoro non sono estranee all’autonomia differenziata e viceversa;
7) Chiedere ai gruppi parlamentari di opposizione di continuare la loro attività di contrasto delle Intese, e di cooperare con i Comitati, con il Tavolo No AD, con i costituzionalisti e gli economisti per organizzare incontri di riflessione sul Titolo V, che necessita non solo della cancellazione del comma 3 dell’articolo 116, ma di una ridefinizione complessiva, guidata dai principi del regionalismo cooperativo, come prescritto dagli articoli 2, 3 e 5 della Costituzione;
8) Chiedere a tutte le forze che si candideranno alle elezioni del 2027 che nel programma sia inserita la cancellazione del c. 3 dell’art. 116, unico atto che impedirebbe in futuro di accedere a forme di autonomia differenziata.


