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23 Aprile, 2024

Bidone dell’indifferenziata per il regionalismo discriminatorio e differenziato



Differenziare, ossia distinguere per separare, ad esempio, la lana dalla seta, la plastica e la carta dall’umido, l’oro dalle pietre, è un’attività che presuppone che ci siano oggetti di valore da scindere da quelli che ne hanno meno o addirittura non ne hanno nessuno. Applicato in ambito politico, come nel caso dell’autonomia regionale differenziata contemplata dal Titolo V della Costituzione italiana, tale principio implica che ci siano regioni che valgono di più, in quanto considerate progredite, efficienti e virtuose e regioni che valgono di meno o niente, in quanto ritenute sottosviluppate, inefficienti e dissolute. Le prime sono le regioni settentrionali, le seconde quelle meridionali oggetto di plurisecolari pregiudizi negativi, riassumibili in quelli della “razza maledetta”, della “palla al piede” e della “parte cattiva” dell’Italia.

È chiara la radice liberista, classista, maschilista e razzista di tale progetto, che, se dovesse essere attuato, non solo comporterebbe l’istituzionalizzazione definitiva del Sud come colonia estrattiva interna, ma implicherebbe anche la cristalizzazione delle diseguaglianze tra i centri e le periferie, tra le zone interne ed urbane, tra gli italiani e gli stranieri, i maschi e le donne, gli adulti e i giovani.

Dunque, il regionalismo differenziato e discriminatorio come chiave di volta insieme alla riforma sul premierato per stravolgere in via definitiva lo spirito e la lettera del nostro dettato costituzionale incentrato sui principi fondanti di unità, uguaglianza formale e sostanziale, solidarietà, coesione ed equità. Il regionalismo differenziato va nella direzione diametralmente opposta. Lo si smaltisca, depositandolo nel bidone dell’indifferenziata.       



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