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30 Novembre, 2021

Napoli: Evento formativo OdG Campania sulla deontologia professionale.




Presso la sede RAI di Napoli, sabato 3 febbraio scorso i giornalisti della Campania  hanno partecipato ad corso di sul tema: “Periferie dell’informazione e periferie delle città nella deontologia professionale”. Dopo il saluto di benvenuto di Antonio Parlati, Vice Direttore del Centro Rai di Napoli e la presentazione del Presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti, Ottavio Lucarelli, c’è stata l’introduzione di Pino Blasi Presidente UCSI Campania. Questi i pregevoli relatori: il gesuita, Padre Francesco Occhetta, giornalista di Civiltà Cattolica e il rappresentante della migliore tv d’autore italiana, Domenico Iannacone, conduttore del programma “I Dieci Comandamenti” su Rai Tre.




Il padre gesuita ha introdotto il suo discorso sulla “La periferia come categoria culturale, esistenziale ed antropologica” affermando che “Per noi gesuiti la periferia è inculturazione. Cioè, uscire da sé e andare verso relazioni che non sono proprie, per cogliere il fulcro di come l’umanità si sta incarnando. Prima della rete, era il centro che definiva la periferia. La rete ci consegna un grafo i cui nodi ci danno l’insieme ed ogni punto del reticolato ci restituisce la realtà, come le porte delle antiche cattedrali: un punto staccato ci dice qualcosa dell’universo. Il giornalismo che è servizio pubblico deve includere perché le persone della periferia non comprendono le parole del centro. Occorre un senso di narrazione per far diventare le periferie centro, bellezza, spazio, luoghi di relazioni.  Attivare un giornalismo generativo, ritornare a sognare, per far nascere, crescere e nutrire il sogno e consegnare al pubblico e alla società quello che abbiamo fatto nascere”.

Il giornalista di Rai Tre, Domenico Iannacone, ha invitato a “riprenderci gli spazi, come la periferia che è uno spazio abbandonato. Io ho fatto un passo indietro ed ho iniziato a fare l’antitelevisione. Il giornalismo deve incominciare a guardare dove non guardano gli altri. La tv ha permesso l’alfabetismo, di elaborare e sviluppare il pensiero, poi il racconto reiterato, senza più valore, il fatto triturato e quindi abbandonato”.

Nell’alternanza del turno di parola, entrambi i relatori hanno dato una intensa testimonianza professionale, etica e morale.

Padre Francesco ha ricordato che il giornalista “oltre alle classiche 5 W, who, what, why, when, where, oggi deve considerare le 5 C, del contesto da leggere ed analizzare; della conversazione, per ascoltare le esperienze; della cura, della community e della collaboration, lavoro nelle redazioni non più fatto da singoli, come nel passato dei grandi, quali Biagi e Montanelli, ma coltivando e rinforzando la comunità. Fermo restando il diritto di cronaca nel rispetto della sentenza della Corte di Cassazione n. 5259 del 1984, libertà di stampa nelle tre condizioni poste in ordine all’utilità sociale; alla verità oggettiva; alla forma civile dell’esposizione dei fatti senza oltrepassare i limiti della leale chiarezza valutativa ”.



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