Sono stata eletta all’interno di un gruppo politico sulla base di promesse che, oggi, devo constatare essere rimaste tali: promesse di ascolto, di confronto, di partecipazione e di un programma condiviso.
Mi aspettavo che, una volta eletta, cambiasse qualcosa.
E invece no.
In tanti, in questi mesi, mi hanno chiesto: “Ora che sei salita, cosa è cambiato?”
La risposta, purtroppo, è semplice: nulla.
Non vengo coinvolta nelle riunioni di maggioranza, vengo esclusa dalle decisioni e, troppo spesso, mortificata nel mio ruolo di consigliera. Decisioni che riguardano la comunità vengono prese da pochissime persone, mentre chi è stato eletto per rappresentare i cittadini si ritrova senza una vera voce in capitolo.
E la cosa più triste è che, quando esprimo un’opinione diversa o semplicemente provo a manifestare un dissenso, anziché essere ascoltata e coinvolta nel confronto, vengo trattata come se fossi all’opposizione.
Ma allora mi chiedo: cosa significa far parte di una maggioranza?
Significa avere voce solo quando si è d’accordo?
Significa essere presenti nelle foto, ma assenti quando bisogna decidere?
A me è stato anche detto di “lasciar stare”, perché tanto non ci avrei guadagnato nulla.
Vorrei essere molto chiara su questo punto: dei soldi non mi interessa assolutamente nulla.
Io mi guadagno da vivere con il mio lavoro, con la mia palestra e con la mia attività. Mi faccio il culo ogni giorno e so bene cosa significa costruire qualcosa con le proprie forze.
Quello che mi interessa è un’altra cosa: il rispetto del ruolo che ricopro, il rispetto delle persone che mi hanno dato fiducia e la possibilità di poter contribuire davvero alle decisioni che riguardano la nostra comunità.
Non sono entrata in politica per avere una poltrona.
Sono entrata perché credevo che si potesse fare qualcosa di diverso.
E proprio per questo provo ancora più rammarico nel vedere che, quando un giovane prova a portare idee, fare domande, dissentire o chiedere di essere coinvolto, sembra non esserci spazio.
Mi dispiace dirlo, ma questa è la realtà che sto vivendo: a Pollena Trocchia, oggi, i giovani sembrano avere spazio solo finché non fanno sentire la propria voce.
Io continuerò a farlo.
Non per interesse personale.
Non per soldi.
Non per una poltrona.
Perché essere eletti significa rappresentare qualcuno. E rappresentare qualcuno significa anche avere il diritto di parlare, di essere ascoltati e, quando necessario, di dissentire.
Il dissenso non dovrebbe essere considerato un problema.
Dovrebbe essere parte della politica.
E forse è proprio da qui che bisogna ripartire.
Dott.ssa Vittoria Di Fiore, consigliere comunale Pollena Trocchia


