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17 Aprile, 2024

Don Peppe Diana: per amore del mio popolo Il contesto, l’impegno e l’eredità pastorale di un martire



 Il 12 marzo prossimo, alle 9.30, nell’Aula Magna della Pontificia Facoltà dell’Italia Meridionale (Sez. San Tommaso) a Napoli, si svolgerà un incontro dedicato al ricordo di don Peppe Diana, il sacerdote ucciso a Casal di Principe il 19 marzo 1994. Una iniziativa corale, che vedrà la partecipazione di tanti esponenti istituzionali, giornalisti, magistrati in un racconto, a tratti inedito del sacerdote campano e della straordinaria eredità di fede, coraggio e impegno che ha lasciato.

Una trincea di bellezza, quella costruita da don Peppe, in cui lui volle difendere con spirito di protezione soprattutto i più giovani per strapparli alla strada e alla camorra. Una trincea di pace, di cultura, di libertà e di perseveranza; costruita con costanza e coraggio, con azioni concrete nel quotidiano, straordinarie nella loro ordinarietà.

Don Peppe Diana non delegò. Assunse su di sé quelle responsabilità che per molto, troppo tempo la Chiesa aveva lasciato ricadere solo a Stato e Magistratura; perché la lotta alla criminalità e all’illegalità diffusa deve essere combattuta prima nelle case, sulle strade, nelle scuole per svuotare le aule dei tribunali e le celle; don Peppe sapeva quanto fosse importante combattere la mentalità mafiosa prima della mafia, il terreno fertile che cattura i giovani spesso abbandonati alla disillusione, alla precarietà e all’inappetenza di futuro.

Troviamo in uno dei suoi documenti più famosi,  firmato assieme ad altri vescovi campani, la frase e, anzi, l’affermazione rivolta a se stesso e, nel contempo, a tutti noi:  “Per amore del mio popolo non tacerò”. E non tacque, don Peppe, ma denunciò la camorra identificandola come una forma di terrorismo che incute paura, che riempie un vuoto di potere dello Stato.

L’esempio di don Peppe Diana è attuale come non mai. Ad una settimana dal trentesimo anniversario della sua uccisione, per mano di  sicari mandati dal boss Nunzio De Falco del clan dei Casalesi, il ricordo doveroso di questo ‘’prete prete’’ deve necessariamente essere accompagnato da azioni che, nella loro concretezza, sappiano accompagnare le comunità lungo un percorso di conoscenza dei fenomeni mafiosi  per costruire insieme una ‘’buonavita organizzata’’.

Interverrano il Decano Antonio Foderaro, Gaetano Manfredi sindaco di Napoli, Renato Natale sindaco di Casal di Principe. E ancora: Don Marcello Cozzi Coordinatore progetto IRFI, Mons. Angelo Spinillo Vescovo di Aversa e Mons. Domenico Battaglia Arcivescovo di Napoli. Le relazioni saranno affidate a  Federico Cafiero De Raho già Procuratore aggiunto di Napoli, Ulderico Parente storico e consultore presso Dicastero delle cause dei Santi, Raffaele Sardo giornalista e saggista e  Mons. Francesco Savino Vescovo di Cassano all’Jonio e Vice Presidente della CEI.

 



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