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28 Giugno, 2022

Congresso Articolo Uno, Giuliano Laccetti: “La questione meridionale è questione nazionale. Il gap Nord-Sud va eliminato. No ai Lep, sì ai Lup”.




In qualità di responsabile dei temi Scuola, Università, Cultura per la Segreteria regionale  di Articolo Uno Mdp Campania, l’accademico federiciano Giuliano Laccetti ha partecipato al Congresso nazionale di Articolo Uno tenutosi a Roma dal 23 al 24 aprile.

In occasione del suo intervento dal palco, oltre ad evidenziare la centralità degli investimenti su Scuola, Università e Ricerca per lo sviluppo economico, sociale, civile e democratico dell’intero Paese – con l’istruzione e la cultura ‘si mangia’” –, ha sottolineato, il professore ordinario di Informatica presso la Federico II di Napoli ha anche ribadito la centralità della questione meridionale come questione di nazionale.

Dobbiamo mettere, ancora, al centro della nostra azione politica, nel governo, e come forza politica nazionale, di sinistra e progressista, – ha dichiarato Laccetti – il tema dell’eliminazione, magari per ottenere per lo meno una significativa diminuzione, del gap Sud-Nord. Non basta, come anche autorevoli esponenti di sinistra dicono, anche del nostro partito, ahimé, battersi perché il gap Sud-Nord ‘non aumenti’. Questo sembra essere il massimo della concessione, il non aumento della sperequazione Sud-Nord. È chiaro invece che dobbiamo batterci, come dicevo, in ogni sede, perché questo gap si annulli”.

L’occasione – ha proseguito Laccetti – dei circa 209 miliardi del Next Generation EU non va quindi sprecata. Tra i principi che ispirano il Next Generation EU, che noi dovremmo mettere in campo con il nostro Pnrr, vi è proprio l’obiettivo di ridurre il gap economico, sociale e civile tra zone sviluppate e non. È tempo di far tornare a essere la questione meridionale una questione nazionale. Solo se il Sud cresce, l’Italia cresce. È indispensabile, socialmente, politicamente, economicamente, che il Sud diventi la seconda locomotiva che spinga il Paese, insieme con quella del Nord. La nostra posizione, e la nostra azione politica, nel governo, in parlamento, nel paese – lasciando da parte per un momento – per un momento! – la querelle per cui arbitrariamente si è stabilito che al Sud spetti il 40% dei finanziamenti attribuiti all’Italia, ché, da sola, la presenza del Sud vale all’incirca 130 miliardi! Il 65% dell’intero ammontare – deve essere ferma nel garantire che almeno quel 40% destinato al Sud sia davvero utilizzato al Sud e per il Sud! Bisogna vigilare su e/o modificare l’assegnazione dei finanziamenti mediante bandi: con tale sistema non si è certi che i finanziamenti arrivino a chi ne ha più bisogno, ma invece c’è il rischio, già divenuto realtà in alcuni casi, che vadano a chi sa dirlo meglio!

Inoltre, – ha sottolineato –  molti sostengono – Luca Bianchi, Gianfranco Viesti, Peppe Provenzano, Adriano Giannola, Massimo Villone, Marco Esposito e molti altri – che per fare le cose per bene, e con un minimo di progettualità ‘nazionale’, ci vuole una centralizzazione, un coordinamento appunto nazionale di tutte le spese ed investimenti; del resto, il tentativo del ministro Provenzano con il suo programma 2030 tendeva proprio a questo. È evidente quindi che ulteriori richieste di maggiore autonomia, ad esempio perché si è ‘più capaci e più ricchi’, non hanno ragione di essere”.

Su questo – ha proseguito Laccetti – siamo fermissimi: lungi dal voler tornare ad una situazione ante 2001, consci della irreversibilità di situazioni e di idee ormai radicate, per cui non si può realisticamente pensare di cancellare venti anni di applicazione del Titolo V, che hanno cambiato in profondità gli assetti politici e istituzionali, oltre che modellato gli apparati pubblici centrali e periferici, nell’ambito della ispirazione degli articoli 116 e 117 della Costituzione, va chiarito che su alcune materie non può essere consentita l’autonomia – tutela della salute e servizio sanitario nazionale; tutela e sicurezza del lavoro; scuola, università, ricerca scientifica e tecnologica; reti nazionali e interregionali di trasporto e di navigazione; porti e aeroporti civili di rilievo nazionale e interregionale; reti e ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale e interregionale dell’energia –; e vanno fissati alcuni paletti, come ad esempio i LEP, meglio, secondo alcuni e secondo me, i Livelli Uniformi delle Prestazioni, ché i LEP – Livelli Essenziali delle Prestazioni – in sé non garantiscono che il divario regioni ricche-regioni povere non aumenti, e fabbisogni standard, senza i quali non si può neanche cominciare a parlare di maggiore autonomia”.

E credo – ha concluso Laccetti – sia anche arrivato il momento di ridiscutere sui concetti, appunto, di autonomia e di autonomie, sulle Province, che una pessima riforma ha privato in sostanza solo dei consigli provinciali eletti democraticamente, delle Regioni e dei loro compiti, che devono essere di programmazione e non di gestione, delle Regioni a statuto speciale, o almeno di alcune di esse, che avevano un senso quando furono istituite, ma che nel tempo hanno perso questo senso”.

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