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19 Ottobre, 2021

50 milioni di api sono morte per gli incendi sul Vesuvio




L’incendio che ha colpito il Parco del Vesuvio ha ucciso almeno cinquanta milioni di api. La produzione di miele e polline che caratterizzava il territorio è al momento completamente ferma.

Le arnie sono state distrutte dalle fiamme, in particolare nella zona di Ercolano. Un’analisi della Coldiretti, su segnalazione degli apicoltori locali, calcola una perdita di almeno il 20 per cento degli insetti allevati.

Secondo il Consorzio nazionale dei produttori apistici, in Campania sono stati coinvolti anche i nuclei di fecondazione, rendendo così difficile la riproduzione degli alveari.

L’incendio ha distrutto centinaia di questi nuclei, la cui formazione richiede decenni e che è fondamentale per la conservazione del patrimonio genetico di questi animali.

La siccità aveva già colpito diverse aziende di apicoltori, la mancanza di pioggia infatti aveva ridotto la disponibilità di fiori e gli allevatori erano dovuti ricorrere a interventi di acqua e zucchero per nutrire gli insetti.

“I roghi che stanno colpendo l’intero territorio nazionale rappresentano un gravissimo danno economico e ambientale tanto che ci vorranno almeno 15 anni per ricostruire i boschi andati a fuoco”, sostiene la Coldiretti.

“Per ogni ettaro di macchia mediterranea bruciato muoiono in media 400 animali tra mammiferi, uccelli e rettili”.

La situazione portata all’attenzione dagli apicoltori ha visto l’intervento anche dell’organizzazione ambientalista Greenpeace, che ha colto l’occasione per rilanciare la propria campagna “Salviamo le api”.

“Senza api, non c’è cibo: questi insetti infatti non producono solo miele e dalla loro opera di impollinazione dipende un terzo degli alimenti che consumiamo abitualmente come mele, fragole, pomodori e mandorle e la produttività del 75 per cento delle nostre principali colture agricole”, si può leggere nel comunicato rilasciato dall’organizzazione.

Gli incendi hanno inoltre causato danni anche al turismo, con migliaia di disdette delle prenotazioni nelle strutture ricettive locali, alla raccolta della legna, dei funghi, dei tartufi e alle coltivazioni agricole, oltre che all’allevamento.



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