Cinema Flaminio ancora al centro del dibattito politico cittadino. A San Giorgio a Cremano si discute della storica struttura acquistata dal Comune nel novembre 2024 (con una ingente operazione finanziaria da circa 2,1 milioni di euro – tra acquisizione, spese accessorie e interventi di riqualificazione). Un investimento sostenuto mediante ricorso ai mutui della Cassa Depositi e Prestiti e giustificato, all’epoca, dalla volontà di restituire alla città un presidio culturale pubblico destinato a scuole, associazioni, attività teatrali e iniziative sociali.
A riaprire il confronto è stata la delibera approvata dal Consiglio comunale nella seduta del 28 ottobre, con la quale l’amministrazione guidata dal sindaco Michele Carbone ha indicato l’esternalizzazione come modello di gestione per alcuni beni comunali, inserendo nell’elenco anche l’ex Cinema Flaminio. Una scelta che segna una significativa discontinuità rispetto all’impostazione originaria e che ha alimentato polemiche.
Non mancano inoltre gli interrogativi sul contesto nel quale il Flaminio è stato inserito. La delibera richiama infatti soprattutto la valorizzazione di beni interessati da finanziamenti PNRR, mentre il cinema non rientra tra le opere finanziate con tali risorse, essendo stato acquistato attraverso il ricorso al credito. Un elemento che ha contribuito ad alimentare il dibattito sull’opportunità di affrontare il futuro della struttura con una discussione autonoma e specifica.
Sul tema sono intervenuti oggi Aquilino Di Marco e Giorgio Carcatella che, nel consueto appuntamento social “On The Road“, hanno evidenziato la necessità di continuare a investire sulla cultura e di definire con chiarezza quale sarà la missione futura del Flaminio. I due storici amministratori locali pongono l’accento su quale modello gestionale verrà attuato e in che modo saranno garantite le finalità culturali e sociali che avevano motivato l’acquisto della sala nel 2024. Entrambi sono molto critici verso l’amministrazione Carbone. “C’è un grande deficit strategico per le attività culturali sul territorio. Manca completamente una visione. Gli eventi che si riescono a svolgono sono frutto di sostegni economici di enti come la Regione Campania e la Città metropolitana di Napoli. Speriamo si sollevi una voce dalla città, viste le tante cose strane che si vedono sul territorio. Sembra che i cittadini siano fuori dalle questioni profonde di San Giorgio a Cremano. Per il futuro del Flaminio serve una sinergia concreta tra istituzioni politiche, realtà artistiche e associative, trovare anche sponsor privato, per fare della storica sala cinematografica un hub culturale del territorio cittadino e vesuviano”.



