La mensa scolastica a San Giorgio a Cremano slitta ancora e monta la protesta delle famiglie. Il servizio, inizialmente previsto per il 19 ottobre, partirà il 26 ottobre, secondo quanto annunciato dal sindaco, che ha motivato il rinvio con «adempimenti amministrativi». Una spiegazione che non basta ai genitori, pronti a far sentire la propria voce lunedì 19 ottobre, alle ore 9:30, in piazza Carlo di Borbone.
«Mensa scolastica: dal 19 al 26 ottobre… e poi? Le famiglie non possono più aspettare!»: questo il messaggio lanciato dai promotori dell’iniziativa, che chiedono risposte sui ritardi nell’attivazione della refezione scolastica. Perché si arriva a ottobre inoltrato senza essere pronti? Se le risorse erano insufficienti, perché non programmare per tempo? E se il servizio è già organizzato, che cosa ne impedisce la partenza?
Nel mirino anche le tariffe: nonostante l’aumento dei costi dichiarato, la tariffa della prima fascia è passata da zero a 0,50 euro a pasto. Da qui la richiesta di chiarimenti sulle ragioni dell’aumento e sulla gestione complessiva del servizio.
Secondo i promotori, la mensa a San Giorgio a Cremano è storicamente partita a metà ottobre, ma una criticità che si ripete ogni anno «non è più accettabile». I ritardi, infatti, incidono sull’organizzazione quotidiana delle famiglie, soprattutto di quelle in cui i genitori devono conciliare scuola e lavoro.
L’appello è rivolto a tutte le famiglie degli istituti scolastici cittadini che usufruiscono della refezione, ai lavoratori del servizio e alle scuole del territorio. Le richieste sono chiare: attivazione della mensa, tempi certi, trasparenza e una programmazione adeguata per gli anni futuri. L’obiettivo è far partire il servizio insieme alle lezioni o, al massimo, entro la prima settimana di scuola, evitando che i genitori siano costretti a scegliere tra istituti pubblici e privati per necessità lavorative.
L’appuntamento con la protesta è fissato per lunedì 19 ottobre, alle ore 9:30, in piazza Carlo di Borbone. Lo slogan è diretto: «Non siamo numeri. Siamo famiglie». E l’invito finale è a partecipare: «Facciamoci sentire! Per i nostri figli, per i nostri diritti, per una scuola che funzioni davvero».



