06162019In evidenza:

Un po’ di manovra

I principali provvedimenti di quella che è la versione definitiva della manovra Ecco tutte le principali misure della manovra rivista con i saldi aggiornati secondo le indicazioni di Bruxelles. Il governo ha dovuto tagliare circa 10 miliardi per ottemperare alle richieste della Commissione e far calare il rapporto deficit/Pil dal 2,4% al 2,04%.
ABOLIZIONE CREDITO D’IMPOSTA IRAP – Viene abolito il credito d’imposta relativo alle deduzioni fiscali per l’Irap. Parliamo degli sgravi fiscali per le imprese che assumono a tempo indeterminato nelle regioni del Sud (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia,, Calabria, Sardegna e Sicilia). Parliamo di deduzioni pari a circa 15mila euro l’anno, che potevano arrivare fino a 21mila euro per chi assumeva donne e under 35.
SALDO E STRALCIO CARTELLE EQUITALIA – Estinzione dei debiti per omessi versamenti di tasse. Saldo e stralciod elle cartelle Equitalia tra il 2000 e il 2017 per chi ha un Isee inferiore ai 20mila euro. I debiti con il fisco si possono pagare senza sanzioni e interessi entro il 30 novembre 2019: si paga il 16% con Isee sotto gli 8500 euro, il 20% con Isee fino a 12500 euro, e 35% con Isee fino a 20mila euro.
BLOCCO ASSUNZIONI FINO AL 15 NOVEMBRE – Stop alle assunzioni a tempo indeterminato presso la presidenza del Consiglio, i ministeri, gli enti pubblici non economici, le agenzie fiscali e le università. Fino al 15 novembre.
TASSAZIONE PORTOGHESE PER I PENSIONATI – Una tassazione modello Portogallo per richiamare i pensionati fuggiti all’estero. Tassa al 7% per i pensionati residenti all’estero da almeno cinque anni che scelgano di venire, o tornare, nei piccoli Paesi con meno di 20mila abitanti di Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia.
FONDO PER GLI INVESTIMENTI – Corposo taglio, il maxi-fondo diventa mini. Passa da 9 miliardi a 3,6 nel prossimo triennio. Quanto al 2019, i 2,7 miliardi della versione originaria diventano 740 milioni. Ma il governo smentisce.



APPALTI SENZA GARA – Sale a 150mila euro (era di 40mila) la soglia entro la quale si possono concedere appalti senza gara. Tra i 150 e i 350mila euro si può procedere all’affidamento diretto “previa consultazione di tre o più operatori economici”. Una norma che non piaceva ai 5S, ma fortemente voluta dal Carroccio.
PENSIONI D’ORO – Confermato il taglio delle pensioni da più di 100mila euro l’anno: il prelievo di solidarietà durerà cinque anni. È pari, per gli assegni fino a 130mila euro, al 15% per la parte eccedente i 100mila; al 25% dai 130 ai 200mila; 30% dai 200 ai 350mila; 35% dai 350 ai 500mila; e 40% per gli assegni oltre i 500mila euro.
STOP INDICIZZAZIONE PENSIONI – Per pagare quota 100 viene fermata l’indicizzazione, ovvero l’adeguamento al costo della vita, delle pensioni superiori ai 1500 euro.
SOLDI PER ROMA – Arrivano 145 milioni in tre anni per la metropolitana e 60 milioni in due anni per le buche. SGRAVIO IMU SUI CAPANNONI – Resta al 40%, prima era del 20%. La Lega voleva portarlo al 50%.
SPIAGGE – Rinviata ancora una volta la direttiva Bolkestein, arriva la proroga per 15 anni delle concessioni demaniali marittime.
TAGLI ALL’EDITORIA – Progressivi, porteranno all’azzeramento dei fondi nel 2022. A pagare saranno piccoli giornali gestiti da cooperative. Tra i principali a livello nazionale figurano Il Manifesto e L’Avvenire. Gran parte dei principali quotidiani già non percepisce i fondi, perché il vero taglio lo ha fatto il governo Monti.



REDDITO DI CITTADINANZA – Taglio di 1,9 miliardi per il provvedimento bandiera del Movimento 5 Stelle. Che passa da 9 a 7,1 miliardi, 6,1 reali se si conta che un miliardo servirà per la riforma del centro per l’impiego. E appena 4,1 “nuovi” se si pensa che due miliardi sono stati presi dal Reddito d’inclusione. Partirà da aprile il reddito di cittadinanza in versione mignon.
QUOTA 100 – Ancora più corposo il taglio a quota 100, il provvedimento che consentirà di andare in pensione a chi ha raggiunto i 62 anni di età e i 38 di contributi. Si passa da 6,7 a 3,9 miliardi, un fondo quasi dimezzato. Il provvedimento (anche questo ancora tutto da scrivere) partirà da aprile per il settore privato e da ottobre per quello pubblico, ha affermato il ministro Tria. Il fondo pensioni aumenta però negli anni successivi: di 1,3 miliardi nel 2020, di 1,7 nel 2021.
NUOVE CLAUSOLE DI SALVAGUARDIA – Disinnescato l’aumento dell’Iva per il 2019 (come hanno fatto praticamente tutti i governi dal 2011 ad oggi), si inseriscono nuove e corpose clausole da disinnescare nei prossimi anni. Le clausole di salvaguardia sono meccanismi che servono a rassicurare sui conti pubblici, ma che potrebbero far scattare in automatico considerevoli aumenti dell’Iva. Senza interventi per bloccare gli scatti, l’aliquota ridotta del 10% passerebbe al 13% nel 2020. Quella ordinaria, oggi al 22%, passerebbe al 25,2% nel 2020 e al 26,5% nel 2021. “Saranno disinnescate”, assicura Di Maio.
( fonte Ansa )
#Vicinanza

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Lascia un commento

Invia Commento