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Napoli
4 Luglio, 2022

Sud senza rappresentanza. Il Governo etno-liberista di unità nordica ne approfitta per scippargli le risorse del Pnrr, e non solo. Occorrono “comunità ribelli”




La soglia minima del 40% delle risorse “territorializzabili” dei 211miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e del Fondo complementare da destinare al Sud è la solita promessa da marinai fatta dal Governo sì dei “migliori”, ma dei “migliori” colonizzatori del Sud – Lega (Nord), Partito democratico, Forza Italia e Movimento Cinque Stelle –, che, cementata la loro “sacra alleanza” nel cosiddetto Governo di unità nazionale, non solo hanno confermato il “piede di porco” della spesa storica quale iniquo criterio di ripartizione della spesa pubblica complessiva pro-capite, ma ora si accingono anche a realizzare la “secessione dei ricchi”.

Il tutto, ovviamente, ad esclusivo vantaggio del solito vorace e bulimico sistema Nord ordo-etno-liberista e a tutto discapito, invece, dei soliti “vinti” del Sud. Ciò avviene anche grazie all’acquiescenza delle classi dominanti estrattive meridionali, sempre pronte a vendere i diritti dei loro concittadini in cambio dei soliti “piatti di lenticchie” più o meno abbondanti. Beninteso, più o meno abbondanti per i loro voraci appetiti, che, seppure in modo subordinato, fanno asse con quelli delle classi dominanti estrattive settentrionali sedicenti nazionali.

A denunciare il carattere “illusorio” della soglia del 40% non è un neo-borbonico nostalgico qualsiasi, bensì è il direttore della prestigiosa ed autorevole Svimez, Luca Bianchi, che, in una recente intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno, ha dichiarato: “Per il Pnrr non si raggiungerà la quota fissata del 40% al Sud, in quanto si tratta di un obiettivo che si basa su una serie di ipotesi mediamente ottimistiche”.

L’ennesimo scippo di risorse condito da belle promesse da marinai, che, semmai ce ne fosse bisogno, conferma il fatto che il Sud senza rappresentanza deve impegnarsi quanto prima nella creazione di quelle “comunità ribelli” capaci di lottare con il “cappello intesta” per i propri bisogni ed i propri diritti storicamente disattesi, senza che, alla stregua di “agnelli” tremanti, si rivolgano appelli ai “lupi” con il “cappello in mano”.

  



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