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29 Giugno, 2022

Scippi al Sud: alcune domande da porre al Ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano




Stando a quanto riportato dal Quotidiano del Sud del 20 maggio, in sede di Commissione Affari europei del Senato, il Ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, avrebbe dichiarato quanto segue: “La riprogrammazione delle risorse europee andrà fatta all’interno dei programmi operativi. Non ci avvarremo della facoltà accordata dalla Commissione europea di poter spostare i fondi da un programma all’altro e da una categoria di Regione all’altra. Le Regioni meno sviluppate non ne pagheranno il costo”. Inoltre, sempre lo stesso Ministro avrebbe specificato di avere proposto alle Regioni “un’intesa nazionale per riprogrammare le risorse affinché questa straordinaria occasione non può essere sprecata con interventi inefficaci o per spese a pioggia”. Infine, Provenzano avrebbe  evidenziato anche la mancanza di una “politica nazionale riequilibrio territoriale”.

Dunque, stando alle sue dichiarazioni, non solo non è previsto lo scippo al Sud delle rimanenti risorse europee ad esso destinate per il settennio 2014/2020, ma, sembrerebbe che l’attuale Governo si appresterebbe anche a varare una politica di riequilibrio nazionale che fino ad ora è mancata.

Le cose stanno proprio così? Il Sud può dormire sonni tranquilli? Sembrerebbe proprio di no o quanto meno permangono ancora molti dubbi sia circa lo scippo dei fondi strutturali sia rispetto alle politiche nazionali di riequilibrio territoriale.

Rispetto ai fondi di coesione non ci si può non chiedere: 1) Perché se non si vogliono drenare i finanziamenti europei da Sud a Nord la Relazione illustrativa dell’articolo 232 della bozza del Decreto, divenuto articolo 242 nella sua versione ufficiale, fa riferimento alla reintegrazione delle risorse? Che senso avrebbe reintegrare risorse che il cui uso dovrebbero essere razionalizzato nell’ambito degli stessi programmi regionali? Reintegrare non implica un trasferimento di risorse anche a livello territoriale? 2) Perché se ora non ci si vuole avvalere della facoltà di trasferire le risorse europee da Sud a Nord si richiede, invece, di poterlo fare per le risorse del prossimo settennio 2021/2027?

Rispetto alla mancata attuazione, ad oggi, delle politiche nazionali di riequilibrio territoriale non si può non osservare che: 1) Non si tratta di un’espressione eufemistica dato che il Rapporto Italia 2020 dell’Eurispes ha dimostrato che al Sud dal 2001 al 2017 sono stati scippati 840 miliardi di spesa pubblica allargata? 2) L’attuale Governo non intende perpetuare le politiche di spoliazione del Sud anche per il 2021 mediante la sospensione, di fatto, della legge sul 34% degli investimenti destinati al Mezzogiorno, per la quale il DEF 2020 non specifica né le risorse da investire né le Amministrazioni che lo devono fare? 3) Se ad ora non sono state adottate politiche nazionali di riequilibrio territoriale, come lo si intende fare da oggi in poi se il decreto omnibus lascia spiccioli per le imprese meridionali, riservando, invece, i contributi  più corposi per le multinazionali? 4) Come si intende invertire la rotta con un Decreto Crescita Italia, che, sulla base della conferma della leva di porco della spesa storica, un eminente economista, Pietro Busetta, definisce come un “decreto sbilanciato che accoltella il Sud”, come “un’occasione irripetibile persa per ridurre il gap”?

21/05/2020 – Salvatore Lucchese



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