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24 Settembre, 2021

Roma, ampia e qualificata adesione alla manifestazione per l’equità tra Nord e Sud




Dal 1994 ad oggi, passando per la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, il Sud è stato abolito dal sistema Paese in quanto considerato la sua “palla al piede”.

Con la complicità attiva e nel silenzio assenso di quasi tutte le forze politiche, sociali ed economiche sedicenti nazionali, ma nei fatti nord-centriche, sulla base di motivazioni discriminatorie e, dunque, a Costituzione letteralmente rovesciata, sono stati aboliti e limitati i più basilari diritti di cittadinanza relativi alla salute, all’istruzione, al lavoro e ai trasporti dei 20 milioni di cittadini residenti nel Sud Italia da sempre considerati figli di un dio minore.

Ma ora il muro di omertà e disconoscimento dello storico ed atavico divario tra le due Italie per occupati, disoccupati, reddito medio, qualità ed aspettativa di vita, spesa sociale ed infrastrutturale pro-capite sembra che inizi a cedere grazie sia alle analisi e alle denunce di centri di ricerca, accademici, studiosi, quotidiani nazionali e locali, associazioni e comitati, sia alla nascita di una rete sempre più fitta e sistemica tra forze politiche meridionaliste, il Movimento 24 Agosto per l’Equità Territoriale, amministrazioni locali, i 500 Sindaci per il “Recovery Sud”, esponenti politici nazionali, tra gli altri i Senatori Paola Nugnes, Saverio De Bonis e Gregorio De Falco, ed europei, l’Europarlamentare Piernicola Pedicini, che già da tempo si stanno impegnando strenuamente per mettere al centro del dibattito politico il tema dell’equità sociale e territoriale.

Proprio ieri pomeriggio, a Piazza Montecitorio, il M24A-ET, la rete dei Sindaci per il Recovery Sud ed i suddetti parlamentari nazionali hanno dato vita ad una manifestazione ampiamente partecipata e qualificata per richiedere l’equa distribuzione delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

La posta in gioco è di portata storica: o l’unificazione sostanziale delle due Italie o la loro separazione conclamata anche dal punto di vista politico-istituzionale. 




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