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30 Novembre, 2022

Rete Il Sud Conta: “La sanità meridionale è al collasso. Si abolisca subito la spesa storica che ammazza il Sud”




In piena recrudescenza pandemica, la ripartizione dei “pani” e dei “pesci” attuata nel corso degli ultimi venti anni tra i “fratelli” ed i “fratellastri” d’Italia a Costituzione rovesciata, togliere ai poveri del Sud per dare ai ricchi del Nord, mostra ancora di più rispetto al passato tutti i suoi risvolti più iniqui e drammatici.

A titolo esemplificativo, basti notare che nel solo 2018 (Banca dati CPT) per la ripartizione del fondo sanitario mentre ad ogni cittadino dell’Emilia Romagna sono stati assegnati servizi dal valore di 2.141 euro, ad ogni cittadino campano, invece, sono stati riservati soltanto 1.593 euro. Il che si traduce in 57 mila operatori sanitari per i 4,4 milioni di “fratelli” emiliano-romagnoli, di contro ai 42 mila operatori sanitari per i 5,8 milioni di “fratellastri” campani.

Questo è il contesto di disparità e diseguaglianze in cui, come di recente ha denunciato la Rete meridionalista Il Sud Conta, “A Napoli come in tutto il Sud il sistema sanitario è a un passo dal collasso, lo denuncia oggi anche il vicepresidente dell’ordine dei Medici della Campania”.

Immediatamente – incalza Il Sud Contasi ridistribuiscano le risorse previste dalla clausola del 34% per le regioni meridionali, si abolisca il criterio della spesa storica e si sblocchi e potenzi il fondo di perequazione infrastrutturale. I soldi ci sono basta applicare ai grandi patrimoni, quelli sopra il milione di euro, una tassa di solidarietà. Ci state ammazzando!”.

04/11/2020 – Salvatore Lucchese



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