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28 Settembre, 2021

Perchè la “cultura degli alibi” andrebbe insegnata a scuola




Con le lezioni in DAD mi sono trovato spesso a condividere video dalla rete inerenti la mia disciplina, le Scienze Motorie. Il video che ho fatto vedere a tutti i miei alunni indifferentemente dall’età e i programmi è stato “la cultura degli alibi” di Julio Velasco.

L’allenatore argentino che negli anni Novanta portò la “generazione di fenomeni” della Nazionale di pallavolo maschile, a ottenere una serie di successi entrata nella leggenda dello sport: tra il 1989 e il 1996 la nazionale maschile vinse tre ori europei, due mondiali e cinque titoli nella World League (per non parlare del mancato alloro olimpico ad Atlanta 1996 contro l’Olanda).

La cultura dell’alibi è qualcosa di molto pericoloso non solo in ambito sportivo, ma anche a livello professionale ed aziendale. Infatti è una teoria importata anche in ambito manageriale (Velasco è stato più volte invitato per esporre la sua filosofia e stimolarne possibili applicazioni anche in ambito sociale e manageriale).

Ascoltandolo più volte con le varie classi, mi sono reso conto che andrebbe fatta studiare in tutte le scuole, sia agli alunni che ai docenti e scrivere in ogni ingresso degli istituti una delle frasi di Velasco: “Ho conosciuto centinaia di atleti. Alcuni vincenti, altri perdenti. La differenza? I vincenti trovano soluzioni. I perdenti cercano alibi”.

Per spiegare la sua mentalità vincente, Velasco ha più volte usato questo esempio: nella pallavolo, quando lo schiacciatore sbaglia un attacco e scarica la responsabilità sull’alzatore, si rischia di innescare una catena senza fine di deresponsabilizzazione. L’alzatore, infatti, per alleviare il peso del “rimprovero” allargherà subito le braccia in direzione dei compagni in ricezione, esigendo da questi maggiore precisione. I ricevitori, non avendo più nessuno su cui scaricare la colpa – visto che il pallone arriva dal campo avversario – alzeranno lo sguardo verso il soffitto, alla ricerca di qualche difetto dell’impianto di illuminazione. Secondo Velasco, allora, si può ironicamente dedurre che, se la squadra perde, la “colpa” è dell’elettricista.

La scuola deve insegnare ai giovani che la colpa non è dell’elettricista ma accompagnarli a diventare dei vincenti.



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