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4 Luglio, 2022

PD, Lega Nord e Forza Italia avanzano verso la “secessione dei ricchi”, a telecamere spente




Mentre la guerra russo-ucraina evidenzia la necessità di dare vita agli Stati Uniti d’Europa tramite un processo che sia capace di coinvolgere dal basso tutti i popoli europei, le miopi, grette e predatorie classi dominanti estrattive sedicenti nazionali di quello Stato che è nato “uno” e “bino”, l’Italia, si danno da fare per frantumare definitivamente l’intero sistema Paese.

Infatti, cementate nel Governo di “unità nazionale” presieduto dal “messia” Draghi, le diverse anime di quello che viene definito il “Partito Unico del Nord” o “Grande Partito trasversale del Nord” si mobilitano all’unisono non solo per scippare una quantità sempre più cospicua di risorse finanziarie ed economiche al Sud, vendi fondi pubblici ordinari e Pnrr, ma anche e soprattutto per istituzionalizzarne la condizione storicamente subalterna di “colonia estrattiva interna” tramite l’attuazione del regionalismo differenziato.

A fare “asse”, l’“asse del male”, per il raggiungimento di questo obiettivo, che, in un ultima istanza, mira a conservare sui “territori” la ricchezza prodotta da tutti, introducendo, così, l’egoismo quale pilastro del “nuovo patto costituzionale” così riassumibile, tutto ai ricchi del Nord e quattro gocce ai poveri del Sud, sono le Regioni Veneto, presieduta dal leghista Luca Zaia, Emilia-Romagna, guidata dal dem “proto-leghista” Stefano Bonaccini, e per ora, ma solo per ora, in secondo piano la Lombardia del leghista Attilio Fontana.

A Roma, il magnifico trio, tra gli altri, è spalleggiato dalla Ministra per gli Affari regionali e le autonomie, la forza-italiota Mariastella Gelmini da Brescia, che, di recente, ha dichiarato che la legge quadro sul regionalismo differenziato arriverà in Consiglio dei Ministri per fine marzo.

Dunque, la “trattativa privata” tra Gelmini, Zaia, Bonaccini e Fontana va avanti a tutto gas. “Trattativa privata” perché il regionalismo differenziato è stato letteralmente rimosso sia dal dibattito pubblico che da quello politico-istituzionale. Il tutto, ovviamente, a garanzia di quelle che Salvemini definì le “mafie del Nord” e le “mafie del Sud”. Insomma, PD, Lega Nord e Forza Italia avanzano verso la “secessione dei ricchi”, e lo fanno a telecamere spente.



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