04182019In evidenza:

Oltre lo stereotipo di un Mezzogiorno neoborbonico, il Sud che conta per rigore critico ed impegno sociale, politico e culturale Risposta ad un articolo di Giuseppe Lupo

 

Nel recensire per il Domenicale del Sole 24 ore del 14 aprile 2019 il volume curato da Toni Iermano, Il racconto del Mezzogiorno da De Sanctis al familismo novecentesco, dopo avere accennato al pensiero meridiano di Franco Cassano, Giuseppe Lupo riduce l’attuale dibattito sulla questione meridionale all’alternativa tra il “razzismo politico” ed il “revisionismo giornalistico”. Riportato il meridionalismo alla polemica antisabauda, Lupo ha gioco facile nel ricondurre quest’ultima a quella che definisce la “velleitaria quanto ridicola riesumazione di nostalgie borboniche”.

È vero che l’autore considera il volume curato da Iermano un esempio del Mezzogiorno, che “se ancora rivendica il diritto di manifestare una propria voce nei destini del Paese lo deve fare con la dignità che deriva dagli studi”, ma, nel frattempo, non cita nessuno dei rigorosi contributi storiografici o dei documentati studi socio-economici che nel corso degli ultimi decenni si sono susseguiti sul Mezzogiorno, come se il testo di Iermano rappresentasse un caso isolato di studio autorevole e rigoroso in un Sud integralmente votato al revisionismo neoborbonico.

Di sicuro, non occorre ricordare a Lupo i contributi alle ricerche sul Sud Italia e sul meridionalismo offerti dagli esponenti della storiografia liberale e marxista, quali quelli di Giuseppe Galasso, Francesco Barbagallo, Guido Pescosolido e Claudia Petraccone. Oppure, i contributi offerti da Salvatore Lupo e da Piero Bevilacqua del gruppo di Meridiana sul Mezzogiorno che va “avanti”, così come quelli di Leonardo la Puma, Gianfranco Borrelli, Silvio Suppa per quanto concerne gli studi sulle culture politiche meridionali e meridionaliste, di Tito Veti e Antonio De Francesco sulle origini e gli sviluppi del pregiudizio antimeridionale, e, infine, quelli di Enrico Corbi, Maria Rosaria Strollo, Fabrizio Manuel Sirignano e Salvatore Lucchese per quanto concerne le ricerche storico-pedagogico-educative dedicate al meridionalismo e al Mezzogiorno.

Così come di sicuro non occorre ricordare a Lupo che il Meridione non solo intende “rivendicare” ma da decenni già esercita del tutto legittimamente ed autorevolmente il suo diritto di parola grazie ai contributi offerti dagli studiosi della SVIMEZ, dall’economista Gianfranco Viesti dell’Università di Bari, dal giornalista economico Marco Esposito del Mattino e da tutti quei settori della pubblicistica e del meridionalismo di orientamento democratico, sociale e radicale, che da tempo documentano e denunciano le sperequazioni e le discriminazioni perpetuate in passato ed ancora perpetrate ai danni del Meridione, senza nasconderne responsabilità, limiti e contraddizioni.

Un Mezzogiorno critico, riflessivo e propositivo, che va oltre la riduzione di comodo all’immagine fantoccio dei neoborbonici, su cui si suole fare leva per rimuovere e cancellare le ultradecennali voci autorevoli, che, seppure a partire da prospettive diverse e con finalità divergenti, si sono levate e continuano a farlo per offrire il loro contributo al dibattito pubblico sul divario Nord/Sud. Dunque, oltre l’immagine riduttiva di un Mezzogiorno neoborbonico, il Sud che conta, rappresentato da ricercatori, studiosi, giornalisti, attivisti ed operatori socio-culturali, che esercitano il loro diritto di parola grazie alla “dignità che deriva dagli studi”, esiste già da tempo, con buona pace di chi pensa il contrario.

 15/04/2019 – Salvatore Lucchese

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Lascia un commento

Invia Commento