Circa duemila manifestanti sono scesi in piazza a Napoli contro gli sgomberi dei centri sociali, nel giorno di San Valentino, trasformato simbolicamente in una giornata di mobilitazione e protesta.
Il corteo è partito nel primo pomeriggio, intorno alle ore 15, da Piazza Garibaldi, per poi attraversare la città sotto la pioggia e raggiungere Piazza Municipio. I manifestanti hanno sfilato seguendo un camion allestito con immagini e scritte simboliche, che hanno dato forma visiva al messaggio della protesta.
Tra le immagini più significative, un Cupido con la kefiah che scaglia una freccia contro un carro armato, a rappresentare il tema scelto per la manifestazione: “Amore che resiste”, uno slogan con cui i partecipanti hanno voluto esprimere la loro opposizione a sgomberi, guerre e repressione.
Alla mobilitazione hanno aderito numerose realtà cittadine, tra cui Officina 99, ex Opg – Je so’ pazzo, Gridas, Insurgencia, Banchi Nuovi, insieme ad altre associazioni e collettivi napoletani. Presenti anche le sigle sindacali Usb, Sll e Cobas, a sostegno della protesta.
«Non facciamo altro che rivendicare il diritto di poter utilizzare spazi liberati, lasciati morire dall’incuria dei governi», ha dichiarato uno dei manifestanti durante il corteo.
La protesta si inserisce in un contesto nazionale segnato dalle recenti vicende che hanno coinvolto il Leoncavallo di Milano e Askatasuna a Torino. Secondo i manifestanti, la natura degli interventi contro i centri sociali sarebbe politica.
Per Giuliano Granato, esponente di Potere al Popolo, «siamo in piazza non solo per difendere gli spazi sociali di Napoli, ma per difendere l’agibilità politica e sociale di questo Paese. La strada intrapresa dal governo Meloni è una strada di repressione del dissenso. A Napoli i centri sociali operano da oltre 30 anni e non sono solo luoghi di dissenso, ma anche spazi di democrazia e servizi per la cittadinanza, che stanno progressivamente diminuendo».
Sulla stessa linea Davide Dioguardi, di Insurgencia: «Crediamo che gli spazi occupati siano luoghi di sapere alternativi, di democrazia e di elaborazione politica. Pensare di sgomberarli, chiuderli e delegittimarli non solo è un errore, ma rientra nel progetto politico di questo governo».
Una volta giunto in Piazza Municipio, il corteo si è concluso con un concerto finale, trasformando la protesta in un momento di aggregazione e partecipazione collettiva.


