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4 Dicembre, 2022

M24A: No allo scippo del Recovery Fund! Se cresce il Sud, crescerà tutto il Paese. Lo dicono Svimez, ISTAT, Conti Pubblici Territoriali, Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale e Commissione Europea




Il piatto è ricco e mi ci ficco. Il piatto in questione è quello dei 209 miliardi di euro del Recovery Fund. E su questi 209 miliardi, assegnati all’UE all’Italia per garantirne la crescita economica a partire da cospicui investimenti nelle sue regioni meridionali, sta per calare l’onnivora mandibola del “coccodrillo” Nord.

Un Nord sempre più bulimico e predatorio di risorse pubbliche ordinarie e straordinarie, nazionali ed europee, a tutto discapito dei diritti di 21 milioni di abitanti e delle prospettive di benessere di un terzo del Paese, il Mezzogiorno, che, almeno, da due decenni è stato prima abolito e poi abbandonato a se stesso.

La ripartizione territoriale degli ingenti finanziamenti europei, di cui circa 80 miliardi a fondo perduto, sta suscitando un vasto e variegato dibattito politico-culturale, anche dai toni aspri, sino a rappresentare, insieme al regionalismo differenziato, uno degli aspetti costitutivi di fondo della “nuova questione meridionale”.

Sul tema è intervenuto anche il Movimento 24 Agosto per l’Equità territoriale (M24AET), fondato e presieduto dal famoso scrittore meridionalista Pino Aprile.

La ripartenza da Sud – recita il comunicato stampa del M24A – è la pre-condizione che tutti ignorano”. “Lo dicono in tanti – incalzano la Presidenza e la Direzione nazionale del M24A – Svimez, ISTAT, Conti Pubblici Territoriali, Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea, attraverso il rappresentante italiano del suo board, Fabio Panetta, lo dice la Commissione Europea, con i parametri utilizzati per ripartire le risorse tra gli Stati membri del Recovery Fund, lo certifica il Commissario alle politiche regionali, Elisa Ferreira, ed il suo direttore generale Marc LEMAITRE. L’Italia continuerà ad arretrare se non cambia le politiche di sviluppo concentrate al nord, e deve destinare il 70% delle risorse del Recovery Fund al Sud, così come gli strumenti europei delle politiche di coesione (FSE, FESR, FEAMP, FEASR, BEI, ecc.) spettanti all’Italia, sono destinati per il 70% al Sud, ma lo deve fare in maniera aggiuntiva e non sostitutiva come lo Stato italiano sta attualmente facendo, sottraendo 61 miliardi di euro all’anno al Sud destinandolo, attraverso artifizi nei criteri di ripartizione, al nord, che, senza il mercato del Sud (destinato a scomparire se si continua così) cresce, se gli va bene, dell’1% annuo”.

Sulla base di queste considerazioni, “È necessario cambiare rotta”, sottolinea il M24A. “Si utilizzino – proseguono gli estensori del comunicato – i miliardi del Recovery Fund per pochi, ma significativi progetti che abbiano il Sud come principale destinatario del progetto complessivo di Rilancio del Paese. L’Italia è al centro del Mediterraneo, il 30% del traffico mondiale passa da qui”.

Al Nord – prosegue il M24A – conviene rilanciare il Sud come polo logistico dell’Europa in un’ottica green, agganciarsi alla sua crescita sviluppando logistica, porti, Zone economiche speciali, nuova manifattura e investimenti. Il progetto esiste già ed indica questa strategia, ed è il piano Sud 2030. Lo si modifichi nell’ottica del Recovery Fund e lo si presenti a Bruxelles. Vogliamo vedere se sarà valutato negativamente, considerando che rispecchierà le linee guida europee, i rilievi mossi dalla Commissione all’Italia nel 2019 e nel 2020, rispecchia i parametri di ripartizione, votato al Green e alla digitalizzazione. Alla fine anche la classe imprenditoriale del nord sarà soddisfatta, perché aumenterà il suo volume di mercato al sud (attualmente di 88 miliardi annui)”.

Se cresce il Sud – conclude il M24A – crescerà tutto il Paese. Viceversa l’Italia tutta tra pochi anni sarà considerata ‘area sottosviluppata’ – ex obiettivo 1 – delle politiche di coesione europee”.

19/09/2020 – Salvatore Lucchese

 



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