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1 Luglio, 2022

L’inclusività e la lingua italiana




La questione dell’inclusività apre un enorme scenario di ideologie contrastanti, che, a differenza di problematiche più “materiali”, risulta essere più difficile da risolvere in modo omogeneo. Uno dei rami che discende dalla problematica sopracitata è sicuramente il caso della lingua italiana, ampiamente discusso e a cui ancora non si è data una conclusione.
Oggetto di discussione è l’uso di desinenze che segnalano un genere specifico, in particolare modo quello maschile, dato che si è soliti includere con un termine maschile anche persone di genere femminile.

L’intenzione più ottimale è quella di modificare le desinenze delle parole solo nel momento in cui ci si riferisce alle persone, cioè quando si vuole intendere l’insieme di donne e uomini; utilizzando, quindi, il termine “ragazzi” non per indicare un gruppo di ragazzi e ragazze ma solo per uno composto da individui di genere maschile. Invece, nel caso in cui dovesse esserci un insieme di persone, sia di genere maschile che femminile, è necessario usare, ad esempio, la frase “gruppo di ragazzi e ragazze” oppure, eventualmente, l’asterisco (gruppo di ragazz*).

D’altra parte ciò è abbastanza confutato da una moltitudine di individui sostenitori di un’idea legata alla purezza e alla conservazione della lingua italiana. Difatti molti ritengono, così come l’autore del testo titolato “La morte dell’italiano” e desunto da Panorama, che, modificando le desinenze dei termini, la lingua italiana perderebbe la sua bellezza e ricchezza originaria, frutto di anni e anni di lavoro.

Tale opinione viene ben sottolineata nel testo sopracitato, ove l’autore mostra il suo dispiacere verso tale cambiamento nella lingua italiana, sostenendo che potrebbe essere, in primis, complicato per un popolo adattarsi da un momento all’altro ad un nuovo tipo di linguaggio e, in secundis, che potrebbe effettivamente non risolvere la “nobile causa” che spinge a fare questo mutamento.

Con la definizione “nobile causa”, l’autore sembra voler ironizzare, alludendo ad un qualcosa che egli in realtà non ritiene tale. Difatti, sebbene l’autore si mostri favorevole all’inclusività, si può ben concludere che egli preferisca non estendere un cambiamento inclusivo nella lingua italiana, ritenuta da lui più nobile della motivazione della variazione.

La tesi sostenuta da tale autore e da molti altri, risulta non totalmente corretta, in quanto è vero che fare una modifica delle desinenze è un qualcosa di nuovo e non semplice da adottare, ma, come ben si può osservare dalla storia, l’essere umano ha un forte spirito di adattamento e spinto da ciò, dal tempo e dalla volontà di vivere in un mondo sempre più inclusivo, ideale che nell’ultimo periodo si sta sempre più affermando, sarà in grado di abituarsi al nuovo linguaggio. Inoltre, apparentemente potrebbe sembrare che la soluzione proposta non vada a risolvere effettivamente la problematica, ma in realtà questa dimostrerebbe il contrario, in quanto, sebbene non agisca in maniera diretta sulla questione delle discriminazioni, sarebbe una chiara rappresentazione di una società volta all’inclusione del prossimo, al di là del genere a cui appartiene, utile per la crescita delle generazioni future.

Oltretutto l’intenzione più congrua, già affermata in precedenza, non andrebbe a modificare il genere dei termini della lingua italiana che rimandano ad oggetti, in quanto questi non implicano nessun tipo di discriminazione, ma soltanto le desinenze delle parole in riferimento a persone.

Dunque questa soluzione potrebbe essere davvero d’esempio per supportare un valore fondamentale, quale l’inclusività, senza danneggiare la preziosa lingua italiana.

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