“Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ancora una volta, i fondi pubblici per la cultura confermano un copione antico: il Nord riceve, il Sud resta a guardare. Gli 8,9 milioni destinati dal Parlamento alle bande e alle orchestre italiane sono finiti quasi tutti sopra il Garigliano, lasciando fuori persino realtà storiche come la Nuova Orchestra Scarlatti di Napoli — un’eccellenza che resiste tra mille difficoltà. Il ministro promette equità, i parlamentari invocano correzioni, ma il risultato è sempre lo stesso: le istituzioni meridionali vengono escluse o dimenticate, mentre altrove si consolida un sistema già saturo di risorse. È il riflesso di un’Italia che continua a parlare di ‘unità nazionale’ ma pratica una autonomia di fatto, anche nella cultura. Come scrivo nella ‘Rana bollita’, il Sud rischia di abituarsi alla temperatura che sale piano piano, finché sarà troppo tardi per reagire. E allora sì, il lupo perde il pelo ma non il vizio. E a pagare, ancora una volta, è la musica del Mezzogiorno“. Questo quanto denunciato tramite social dall’economista siciliano Pietro Massimo Busetta, autore di una famosa quadrilogia sulla nuova questione meridionale, il cui ultimo libro si intitola, La rana bollita. Perchè il Sud è rimasto indietro.
L’economista Busetta: “Fondi cultura, quasi tutto al Centro-Nord e le molliche al Sud”



