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4 Dicembre, 2022

Le minacce a Krystsina Tsimanouskaya: diffusa la telefonata




Krystsina Tsimanouskaya, la velocista bielorussa fuggita da Tokyo ha ottenuto un visto umanitario concessole dalla Polonia dopo le richieste di aiuto a seguito delle minacce di morte.

E’ stato diffuso l’audio della telefonata tra lei, l’allenatore e il vicedirettore della federazione sportiva di atletica, durante la quale Krystsina Tsimanouskaya è stata minacciata di morte, dopo che lei aveva criticato i suoi allenatori.

Sono arrivate le seguenti istruzioni: tu oggi te ne torni a casa, non scrivi niente da nessuna parte, non fai dichiarazioni. Te la dico così come me l’hanno detta, parola per parola. Se vuoi di nuovo gareggiare per la Bielorussia, vai a casa o dai tuoi o dove ti pare”. questo uno stralcio della telefonata

L’atleta avrebbe dovuto gareggiare la scorsa domenica nei 200 metri, ma all’ultimo minuto è stata ritirata dalla competizione.

“Non voglio dimostrare nulla. Voglio solo correre”, aveva detto tra le lacrime al suo allenatore Jurij Moisevich che aveva provato a convincerla che tutto quello che doveva fare era “stare zitta” e “andare via con calma” prelevata da due funzionari governativi.

La causa della tragedia, l’aver criticato la sua federazione che voleva costringerla a partecipare alla staffetta 4×400, quando avrebbe dovuto correre i 100 e i 200 metri, perché altre due atlete non avevano completato un numero sufficiente di test antidoping.

All’arrivo dei funzionari mentre si recavano all’aereoporto la Tsimanouskaya pubblicava un video di quello che le stava accadendo sul canale Telegram della Belarusian Sport Solidarity Foundation (BSSF), un gruppo che sostiene gli atleti incarcerati o discriminati per le loro opinioni politiche. Nel video Tsimanouskaya si rivolgeva direttamente al Comitato olimpico internazionale: «Chiedo aiuto al Comitato olimpico internazionale, loro [i funzionari bielorussi, ndr] mi stanno facendo pressione e stanno cercando di farmi uscire dal paese senza il mio consenso». Sempre in aeroporto si era rivolta alla polizia giapponese chiedendo aiuto.

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