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20 Giugno, 2021

La “tempesta perfetta” contro il Sud: crisi economica e sociale; voragini di rappresentanza; centralità della Conferenza Stato-Regioni; scippi di Stato; attuazione del federalismo estrattivo



Viste da Sud, quali potrebbero essere le conseguenze dell’esito del referendum costituzionale per le sorti del Sud Italia?

Ebbene, secondo l’autorevole parere non solo di due dei maggiori esponenti del dibattito sulla “nuova questione meridionale”, il costituzionalista emerito della “Federico II” Massimo Villone (Il Quotidiano del Sud, 22 settembre 2020) e il Presidente della Svimez Adriano Giannola (Il Quotidiano del Sud, settembre 2020), ma anche secondo il parere di un autorevolissimo costituzionalista, quale il Presidente emerito della Corte Costituzionale Giuseppe Tesauro (Il Quotidiano del Sud, 23 settembre 2020), per il Mezzogiorno si prospettano cieli sempre più foschi ed inquietanti:



  1. Il rafforzamento della Conferenza Stato-Regioni come “terza Camera dello Stato”, dopo che questa si è configurata come la sede politica responsabile del “piede di porco” della spesa storica, che ogni anno sottrae 60 miliardi e passa di spesa pubblica complessiva ai diritti e ai bisogni di 21 milioni di cittadini meridionali.
  2. La cancellazione del Molise e Basilicata dalla cartina geo-politica della rappresentanza territoriale a livello parlamentare.
  3. La selezione di un ceto politico meridionale sempre più silente ed asservito alle logiche politiche nord-centriche.

Aggiungendo a tutto ciò il fatto che in una fase di profonda recessione globale e di grave crisi economica e sociale a livello nazionale i neo-confermati Presidenti delle Regioni Veneto, Zaia, e Liguria, Toti, in combutta con quelli della Lombardia, Fontana, e dell’Emilia-Romagna, Bonaccini, sono subito tornati alla carica per ottenere l’autonomia differenziata, ossia, più poteri, funzioni e soldi per la cosiddetta “locomotiva” Nord e sempre di meno per il “parassita” Sud, il suddetto quadro fosco ed inquietante potrebbe diventare la “tempesta perfetta”, che farebbe colare a picco non solo il Meridione, ma anche quello che rimane dell’intero sistema Paese.

Che fare? Reagire subito, rilanciando la mobilitazione sia contro i vecchi e i nuovi scippi di Stato, vedi il dibattito sul Recovery Fund, sia contro il tentativo di istituzionalizzare definitivamente i divari e le diseguaglianze tra le due Italie, chiamando a raccolta tutti quei movimenti, quei comitati e quelle forze sociali, politiche e culturali che si erano mobilitate contro il primo tentativo di attuazione del regionalismo differenziato.

Questa volta potrebbe esserci anche un altro alleato, il Movimento 24 Agosto per l’Equità Territoriale, che, presieduto dal giornalista e scrittore meridionalista Pino Aprile, ha promosso una manifestazione di piazza “per la sensibilizzazione delle istituzioni sulle modalità di ripartizione delle risorse del Recovery Fund”. L’appuntamento è per martedì 6 ottobre, alle ore 15:00, a Piazza Monte Citorio, dinanzi alla sede del Parlamento.

23/09/2020 – Salvatore Lucchese

 

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