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Napoli
20 Giugno, 2021

La storia di un secondo piatto napoletano. Il “polpo alla luciana”



La storia di questo piatto è legata a quella del borgo di Santa Lucia, un quartiere caratteristico di Napoli, a ridosso del Castel dell’Ovo.

Si narra che i pescatori del borgo , soprannominati i “Luciani”, di sera quando rincasavano erano soliti cucinare i polpi che pescavano nell’acqua di mare.

Come li pescavano? Con una tecnica molto particolare. Lasciavano sott’acqua dei vasi di terracotta con dei sassi bianchi per tutta la notte e la mattina li trovavano pieni di polpi pronti per essere cucinati. Erano abili nella pesca dei polpi ma soprattutto erano molto bravi a cucinarli in maniera gustosi.

Da loro prende il nome del tipico piatto

I polpi veraci venivano tagliati a pezzi grossolani e riposti in un’ampia casseruola coperta da un panno umido, e fatti cuocere per lungo tempo per farli ammorbidire.

Per mantenere la temperatura costante si utilizzava una casseruola di terracotta; inoltre, secondo la ricetta originale, non bisognava aggiungere acqua né aprire il coperchio fino alla fine della cottura.

Da qui deriva il detto “o purp’ s’adda cocer’ rint’ all’acqua soja!” (“Il polipo deve cuocere a lungo nella sua acqua!”): la cottura prolungata rende questi invertebrati estremamente teneri e saporiti. Per rendere la zuppa ancora più saporita venivano poi aggiunti dei pomodori.

Questo piatto veniva servito come antipasto: doveva essere ben caldo e con l’aggiunta del brodo della cottura; ma veniva utilizzato anche come sugo per condire la pasta (spaghetti o linguine). Oggi è divenuta una pietanza famosissima servita nei migliori ristoranti di Napoli

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