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18 Gennaio, 2023

La Federico II si mobilita contro il regionalismo differenziato: “Un procedimento privo di fondamento normativo”, frutto di una cieca “pulsione egoistica” in “irrimediabile contrasto con il quadro costituzionale”




Il fronte contro l’autonomia regionale differenziata richiesta dalle Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna si rafforza ulteriormente grazie alla decisa, coesa e compatta mobilitazione dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

A pochi giorni dalla probabile firma delle Intese Governo-Regioni, si intensificano le iniziative promosse da sindacati, associazioni, comitati e centri di studio e ricerca contro il “colpo di Stato” dei ricchi e tra queste iniziative spicca la mobilitazione culturale e civile dell’intero Ateneo fridericiano, che, dando seguito ai Convegni del 29 maggio e del 3 giugno, ha pubblicato un documento sottoscritto dai Direttori dei Dipartimenti, dai Presidenti delle Scuole ed appoggiato da migliaia di docenti, in cui espone in modo chiaro, netto e rigoroso tutte le ragioni del suo dissenso contro il progetto di regionalizzazione differenziata, bollata come il frutto di una cieca “pulsione egoistica”.

Innanzitutto, dall’alto dell’autorevolezza che le proviene dai sui settecentonavantacinque anni di storia, la Federico II evidenzia il “procedimento inedito e privo di fondamento normativo” del percorso di approvazione dell’autonomia differenziata. Procedimento che, recita il documento, non solo “relega il Parlamento” ad un “ruolo ratificatorio”, ma, addirittura, “ha tenuto a lungo i contenuti delle ‘intese preliminari’ sotto un velo di fitta opacità, sollevato solo per – meritorie – divulgazioni ‘private’ di singoli testimoni e riviste scientifiche”.

All’’“opacità”, ossia alla mancanza di trasparenza del procedimento, fa riscontro la “dirompente radicalità delle misure proposte”, che, attraverso un “disegno, assai mal celato”, puntano a “drenare verso i territori del Nord – e verso gli apparati politico-istituzionali in essi operanti – la quasi totalità delle risorse provenienti dalla fiscalità generale, cioè le entrate da tributi erariali versati a livello regionale: il trasferimento delle competenze e delle funzioni e il richiamo all’efficienza nell’esercizio di queste sono rispettivamente strumento ed espediente retorico per tale scopo unico o maggiore”.

Dunque, la Federico II denuncia la “pulsione egoistica” delle tre Regioni settentrionali, il cui piano di appropriazione indebita delle risorse finanziarie provocherebbe sia “la disarticolazione del welfare italiano, come sistema nazionale universalistico”, sia “la compromissione del modello economico, per la severa restrizione del mercato interno prodotta dal deterioramento delle condizioni del Mezzogiorno”.

“In irrimediabile contrasto” con i principi di uguaglianza, solidarietà e perequazione fissati dal dettato costituzionale, l’attuale percorso di costruzione dell’autonomia differenziata anziché mirare alla “composizione della frattura Nord-Sud, punta, invece, ad una sua “cristallizzazione” e ad un suo “aggravamento”.

“Cristallizzazione” ed “aggravamento” che passerebbe anche attraverso la “differenziazione” delle politiche di finanziamento delle scuole e delle Università meridionali. Soprattutto queste ultime già sono svantaggiate dagli attuali criteri di valutazione e di finanziamento, come rivelato, recita il documento, “in termini inequivocabili” da alcuni dati: “quelli relativi alla garanzia del diritto allo studio, con la Campania agli ultimi posti, insieme a Calabria e Sicilia, per percentuale di aventi diritto che accede alle borse di studio (fonte: Corte dei conti); quelli sui tagli al FFO, che, a fronte di una media nazionale del 9,8%, colpiscono gli atenei meridionali con una riduzione del 14,9%; quelli concernenti la ridistribuzione di parte delle risorse tagliate, che hanno dato beneficio per il 56% ad atenei del Nord, per il 27,2% ad atenei del Centro, per il 13,2% ad atenei del Sud (fonte: Commissione Cultura Camera dei deputati, periodo 2008-2015); quelli relativi alla riduzione dei punti organico e la distribuzione del turnover per aree geografiche: media nazionale -47,9%, Sud -56,9%, Isole -64,9% (fonte: FLC CGIL su dati MIUR)”.

Oltre a frammentare i percorsi di studio, “differenziando” il sistema nazionale in Università di serie A al Nord e di serie B al Sud, la regionalizzazione potrebbe determinare la subordinazione degli Atenei al “potere politico territoriale”, nonché potrebbe generare “il pericolo di involuzioni di segno localistico incompatibili con la cifra connotativa dell’insegnamento universitario”.

“Per tutto questo, – conclude il documento – di fronte alla minaccia rappresentata dal progetto di differenziazione che è oggi in campo, dall’Ateneo fridericiano, attraverso i Direttori dei Dipartimenti e i Presidenti delle Scuole, proviene il più fermo dissenso: l’Università Federico II, con i suoi settecentonovantacinque anni di storia, e avendo contribuito e ancora contribuendo a formare la parte migliore delle classi dirigenti italiane, non può vedersi diminuita e resa marginale da politiche legislative tanto pedisseque a deteriori ideologie della divisione territoriale e della diseguaglianza quanto incerte e inconsapevoli nella strumentazione istituzionale apprestata”.

Si spera che la presa di posizione della Federico II incoraggi pure gli altri Atenei meridionali a mobilitarsi contro il federalismo estrattivo, iniquo ed asimmetrico che li penalizzerebbe ulteriormente, istituzionalizzandone, definitivamente, una funzione gerarchicamente inferiore rispetto alle Università dei territori di quello che ancora oggi anche nell’immaginario “colonizzato” di molti studiosi e ricercatori meridionali è il più “ricco” e “virtuoso” Nord Italia.

17/06/2019 – Salvatore Lucchese



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