07172019In evidenza:

Italia in recessione tecnica, dopo Conte l’Istat conferma

Ieri Conte ha ammesso che l’Italia è entrata in recessione tecnica: Considerando il -0,1% già certificato dall’istituto di statistica nel terzo trimestre, due periodi consecutivi con il segno meno davanti significano appunto recessione tecnica.

COS’È LA RECESSIONE TECNICA La recessione tecnica invece, si registra quando la variazione in negativo del Pil è tale per almeno due trimestri. Il termine “recessione” in linee generali è interpretato come una situazione di peggioramento dell’attività produttiva. Diversa dalla recessione tecnica è la recessione economica, cioè quando la variazione del Pil rispetto all’anno precedente è negativa di almeno un punto percentuale (inferiore all’1% si parla di crisi economica).

ANALISI DELLE CONSEGUENZE Oggi il Corriere della Sera analizza le conseguenze della recessione tecnica: “Il margine di manovra, già esiguo, si riduce ulteriormente anche se al Tesoro e a Palazzo Chigi si confida che la Ue, come prevedono le regole, tenga conto dell’impatto della congiuntura negativa sui conti pubblici e sul disavanzo, che è comunque lontano dal tetto massimo del 3%. ‘Non esiste parlare di manovra correttiva’ dicono, a scanso di equivoci, i tecnici del ministero dell’Economia. Lo stesso ministro, Giovanni Tria, si dimostra abbastanza fiducioso”. I dati sul Pil oltre a non essere rassicuranti avranno però certamente anche un impatto sui saldi di finanza pubblica, e quindi anche sul deficit concordato con l’Unione europea. Infatti il Governo ha stimato una crescita dell’1 per cento che potrebbe arrivare anche ad un + 1,5 per cento. Invece le previsioni di analisti ed organismi internazionali parlano di percentuali più basse e di una crescita debole per l’Italia. Il problema vero è che i settori portanti del Pil, come automotive ed edilizia, non promettono uno slancio nel 2019; il governo legastellato spera (soprattutto sul fronte M5s) che l’introduzione del reddito di cittadinanza dia un po’ di ossigeno ai consumi di base: una scommessa secondi molti, perché la portata di questa spinta, che potrebbe senz’altro esserci, sembra però molto contenuta e non tale da sorreggere il baricentro dell’industria italiana. Così la nuova manovra, nata solo un mese fa, mostra già le prime crepe.

TRIA ESORTA A NON DRAMMATIZZARE. Giovanni Tria, ministro dell’Economia e delle Finanze italiano, non drammatizza. La stima in arrivo dall’Istat, ha detto da Washington, “riguarda il trimestre e non una proiezione del tasso medio annuo di crescita. Credo che anche se si arriverà alla famosa contrazione di 0,1% e quindi a una recessione tecnica, il problema è come rilanciare l’economia. Questo va fatto nell’ambito dell’evoluzione della congiuntura del ciclo europeo. Penso che anche gli altri Paesi, come la Germania, dovranno cercare di adottare politiche espansive”. Tria si è poi detto fiducioso che le tensioni commerciali non si aggraveranno ma “al contrario si riducano, perché questo sta agendo sulle aspettative” avendo un impatto negativo sull’andamento dell’economia globale ed europea.

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