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28 Giugno, 2022

Il Sud senza rappresentanza tra il “fumo negli occhi” della Carfagna e le omissioni di de Magistris




Il quotidiano Il Mattino di giovedì 14 aprile ha proposto due articoli-intervista dal valore paradigmatico per l’attuale fase del dibattito meridionalista. Il primo è dedicato alla Ministra per il Sud e la coesione territoriale, Mara Carfagna da Salerno, e il secondo è riservato all’ex Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris da Napoli.

Nell’artico-intervista dedicato alla Carfagna, la Ministra ha trionfalmente annunciato: “Ecco finalmente i Livelli essenziali delle prestazioni. Disabili e nidi, più risorse a chi è indietro nei servizi”, per poi continuare: “Gli altri Lep dovranno arrivare per forza: tra l’altro sono condizione essenziale per la riforma dell’Autonomia”.

Infine, sempre rispetto all’autonomia differenziata, ha precisato: “Non vedo rischi per il Sud dal processo dell’Autonomia se si rispetteranno i criteri di equità fissati per impedire che l’area più ricca del Paese cresca a danno della più povera la definizione dei Lep è importante perché lavora in questo direzione: riequilibra gli investimenti dello Stato nelle diverse aree geografiche, e quindi l’offerta di servizi e l’accesso ai diritti costituzionali di ogni singolo cittadino”.

In realtà, le dichiarazioni della Ministra Carfagna buttano il fumo negli occhi dei cittadini meridionali, in quanto, occultano sia il fatto che la spesa storica continua a sottrarre loro circa 60 miliardi di euro di spesa pubblica complessiva pro-capite l’anno, sia il pericolo concreto che al Sud venga allocato la modica percentuale del 16% dei 191,5 miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e non il tanto propagandato 40%, già di per sé inferiore, criteri di assegnazione UE alla mano, del 65%, sia la volontà delle Regioni leghiste e proto-leghiste Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna di attuare il regionalismo differenziato proprio sulla base della spesa storica e non dei Lep.

Insomma, la Ministra per il Sud sì riconosce il gap Nord-Sud, sì ha avviato un timido processo di perequazione per alcuni tematiche significative, ma, come ha osservato il costituzionalista emerito della Federico II Massimo Villone (la Repubblica-Napoli, 16 aprile), si tratta di un processo che rimane “limitato” e non ha nessuna portata “strutturale” rispetto al riequilibrio Nord-Sud.

A questo punto ci si sarebbe aspettato che l’ex Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, nell’annunciare tramite l’intervista rilasciata al Mattino la sua candidatura alle prossime elezioni politiche, denunciasse anche la retorica propagandista della Carfagna, facendo dei riferimenti chiari, netti ed espliciti alla “nuova questione meridionale”.

Sebbene in modo strumentale, li fa la Carfagna, perché non dovrebbe farli proprio de Magistris, che, non solo si pone come il difensore della Carta costituzionale, ma che è stato appoggiato ed è tuttora sostenuto anche da Rifondazione comunista e dal Partito del Sud, che, tramite La-Sud, agitano meritoriamente e sistematicamente da anni i temi del meridionalismo e dell’opposizione alla “secessione dei ricchi”?

Ebbene, dopo avere sottolineato che sta contribuendo alla costruzione di “un campo del ‘non siamo né di destra né di sinistra’” e dopo avere dichiarato che lotterà per la “pace” ed i “diritti costituzionali” candidandosi in Campania e Calabria, da lui considerate suoi “punti forza”, de Magistris ha omesso ogni seppure minimo riferimento allo storico divario tra le “due Italie”, compreso quello relativo alla “secessione dei ricchi”.

Insomma, de Magistris dice di volersi candidare in due delle regioni più povere non solo d’Italia ma addirittura d’Europa e non solleva per niente la “nuova questione meridionale”.

Da tutto ciò deriva il valore paradigmatico delle due interviste rispetto all’attuale fase del dibattito meridionalista. Infatti, tra fumo negli occhi della Carfagna ed omissioni di de Magistris, si conferma che il Sud è senza rappresentanza e se anche chi, come l’ex Sindaco di Napoli, potrebbe avere tutto l’interesse e la capacità per dare voce ai “vinti” del Mezzogiorno continuerà ad ignorarlo, allora il Sud corre il serio e grave rischio di continuare ad esserlo anche in occasione delle prossime elezioni.

Si deve soltanto sperare che non abbia ragione l’emerito Villone quando osserva: “Il punto è che rilanciare l’Italia una e indivisibile, rinnovata e competitiva nel dopo pandemia e poi nel dopo guerra, richiederebbe primi attori e grandi drammaturghi. Invece, abbiamo tante comparse di una commedia all’italiana” (la Repubblica-Napoli, 16 aprile).

  

     



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