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17 Settembre, 2021

Il Sud fa rete e si mobilita contro lo “scippo” del Recovery Plan




Il Governo Draghi dichiara di volere investire 82 miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza al Sud. Documenti alla mano, l’economista Gianfranco Viesti dimostra che si tratta di soli 35 miliardi e la Ministra per il Sud e la coesione territoriale, Mara Carfagna, implicitamente, lo accusa di avere mosso una critica “ideologica” e “ragioneristica” al Governo dei “migliori”, salvo poi, di fatto, dargli ragione quando preannuncia che sarà emanata una legge ad hoc per vincolare la destinazione del 40% delle risorse territorializzabili del PNRR al Mezzogiorno, sorvolando sul fatto che lo stesso 40% è già ampiamente sottodimensionato rispetto al 65%, che, stando ai parametri europei di ripartizione, dovrebbe essere investito nel Mezzogiorno per potere raggiungere gli obiettivi di coesione territoriale, economica e sociale.   

Sempre la stessa Carfagna dichiara che tra le forze di Governo “si sta affermando un pensiero nuovo: se non facciamo crescere il Sud non facciamo crescere l’Italia” , mentre non solo il Governo di cui fa parte ha appena destinato al Sud soltanto un misero 3% degli oltre 100 milioni di euro del Piano strategico “Grandi Progetti Beni Culturali”, ma, tramite la Ministra per gli Affari regionali e le autonomie, Maria Stella Gelmini, rilancia anche il federalismo estrattivo e discriminatorio in salsa lombardo-veneta ed emiliano-romagnola.

Nel frattempo, il direttore del “Quotidiano del Sud”, Roberto Napoletano, dopo avere dimostrato tramite la sua energica e rigorosa “operazione verità” che il Sud è oggetto da decenni di un colossale scippo di risorse pubbliche a tutto vantaggio del sistema Nord, accusa il meridionalismo accademico, che tanti contributi ha offerto proprio all’“operazione verità”, di “avere fatto male al Sud più di ogni altra cosa”, in quanto, a suo dire, alimenterebbe l’“ubriacatura collettiva da liquidità”. Insomma, derubrica l’esercizio dello spirito critico ad una “bussata a soldi”.  

È in questo contesto di becera propaganda, quella alimentata dal Governo Draghi, di colossali contraddizioni, quelle della Carfagna, di clamorose giravolte ed accuse, queste sì ideologiche, quelle di Napoletano, e di analisi fondate su dati criticamente accertati, quelle di Viesti, che si colloca la mobilitazione di un Sud che finalmente comincia a fare rete tra politici a livello locale e nazionale, associazioni, comitati e movimenti meridionalisti in favore del riequilibrio dell’atavico dualismo tra le due Italie e di opposizione all’autonomia differenziata.

Come annunciato sul profilo facebook del Senatore del Gruppo Misto Saverio De Bonis, mercoledì 21 luglio alle ore 15:00 a Piazza Montecitorio si terrà la manifestazione “Sud chiama Italia”.

La manifestazione in favore dell’equità territoriale è stata indetta dai Senatori Saverio De Bonis e Gregorio De Falco, dal Movimento 24 Agosto – Equità Territoriale, dalla rete dei Sindaci per il “Recovery Sud”, da “Liberi Agricoltori” (Calabria, Campania, Basilicata, Sicilia, Sardegna, Puglia), con la partecipazione dei comitati per il ritiro dell’autonomia differenziata.

 

     



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