07082020In evidenza:

Il Partito del Sud, Natale Cuccurese: “Scuole chiuse fino a settembre. Il conto, come sempre, lo pagano le classi e i territori più deboli!”

Alla stregua di un reagente chimico, il Covid-19 sta evidenziando tutte le sperequazioni e le diseguaglianze sociali, civili, economiche e territoriali che caratterizzano il nostro Paese.

Se l’attuazione della didattica a distanza rappresenta una risposta per salvaguardare il diritto allo studio degli studenti durante l’emergenza coronavirus, allo stesso tempo, tuttavia, sembra che l’emergenza venga utilizzata per giustificare l’attuazione radicale della digitalizzazione del sistema d’istruzione nazionale con delle notevoli ricadute negative sia sul piano della libertà d’insegnamento, sia sul piano occupazionale che su quello sociale e territoriale.

Come a questo proposito ha osservato il costituzionalista emerito della “Federico II” Massimo Villone: “Il quotidiano la Repubblica riferisce che molte famiglie non dispongono dell’accesso alla rete o di un tablet. L’innovazione può in tal caso accrescere la diseguaglianza, piuttosto che il contrario. Ed è nel Sud che troviamo le più gravi carenze della rete e le peggiori condizioni socio-economiche delle famiglie”. (la Repubblica Napoli, 11 aprile 2020)

A sua volta, via social, nel commentare un articolo pubblicato sulla Rassegna Sindacale, il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ha dichiarato: “Scuole chiuse fino a settembre. Il conto, come sempre, lo pagano le classi e i territori più deboli!”.

Il 41% degli studenti – ha precisato Cuccurese citando direttamente la rivista online – non ha un computer, ma anche il resto d’Italia non se la passa bene. Nell’emergenza bisogna investire e riflettere, perché il prossimo anno scolastico non sarà ordinario”.

Nel Paese diseguale (senza vergogna)  – ha concluso il Presidente del Partito del Sud – i divari sono certificati dai dati resi noti proprio in questi giorni dall’Istat e secondo i quali la percentuale di famiglie senza computer supera il 41% nel Mezzogiorno, con Calabria e Sicilia in testa (rispettivamente 46% e 44,4%), ed è di circa il 30% – comunque non poco – nelle altre aree del Paese”.

Prima di esaltare acriticamente le nuove tecnologie come panacea di tutti i mali, per farne, invece, uno strumento di controllo sempre più capillare, di esclusione e di ulteriore accrescimento delle diseguaglianze, si rifletta su questi dati e si mettano in campo delle serie politiche di perequazione sociale e territoriale, a partire dal rispetto del vincolo del 34% della spesa pubblica destinata al Sud.

13/04/2020 – Salvatore Lucchese

 

 

 

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