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20 Giugno, 2021

I 500 Sindaci del “Recovery Sud”: “Per il Mezzogiorno lo Stato ha già deciso, deve campare di sussidi e non vivere di lavoro”



Lo scontro tra Governo Draghi ed Enti locali meridionali per l’iniqua ripartizione, criteri europei alla mano, dei fondi del Piano nazionale di rinascita e resilienza diventa sempre più duro.

Dopo la manifestazione di Napoli del 25 aprile e dopo quella di Roma del 27 aprile, questa volta via social, i circa 500 Sindaci meridionali della Rete “Recovery Sud” denunciano la carenza di personale che attanaglia le amministrazioni locali del Sud.



Abbiamo chiesto 5000 giovani laureati da inserire nella Pubblica amministrazione del Sud per creare progetti, attraverso il Recovery Fund, che generino sviluppo e occupazione”, dichiarano sul loro Gruppo facebook “Recovery Sud“.

Una media – proseguono – di due ogni Comune. Ma sembra che chiediamo caviale a colazione: il governo ce ne ha concessi solo 2800, e i centri più piccoli chissà se li vedranno mai. E questo mentre ormai i nostri municipi sono stati svuotati: pochi dipendenti per lo più anziani. A volte sono sindaci o assessori a provvedere ai servizi essenziali”.

Si preferisce però – concludono i Sindaci – mantenere al Mezzogiorno 1,8 milioni di persone senza farle lavorare. Per l’Italia meridionale lo Stato ha già deciso: deve campare di sussidi, non pensi a creare posti di lavoro”.



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