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2 Febbraio, 2023

Giornata dei bambini: in nome dell’“uguaglianza”, ignorato il gap Nord-Sud per speranza di vita. Razzismo strisciante




Oramai è da anni che centri di ricerca accreditati a livello nazionale ed internazionale, Svimez, Eurispes, Istat ed Eurostat, organi contabili dello Stato, Conti Pubblici Territoriali, Ragioneria Generale dello Stato, Corte dei Conti, associazioni internazionali, Save The Children, documentano i divari economici, sociali e civili che tuttora dividono l’Italia del Nord da quella del Sud.

Proprio meno di due settimane fa, Save The Children ha denunciato che i bambini nati al Sud hanno quattro anni di speranza di vita in meno rispetto ai bambini nati al Nord. Una vera e propria discriminazione territoriale che è stata letteralmente ignorata non solo dai media, ma anche da tutti i partiti politici, nonché dal mondo accademico e della cultura in generale.  

Infatti, in occasione della Giornata mondiale dei diritti dei bambini, si sono svolti convegni accademici ad essa dedicati, che, giustamente, nell’ottica dell’impegno pedagogico-educativo per la costruzione di una società aperta ed interculturale, hanno denunciato le discriminazioni a cui in Italia sono sottoposti i bambini che appartengono ad altri gruppi etnici, linguistici e religiosi, ma, hanno ignorato, questa volta del tutto ingiustamente, i dati forniti da Save The Children sulla discriminazione territoriale interna per speranza di vita.

Si è focalizzata l’attenzione sulla sola emergenza interculturale, quando in Italia, purtroppo, dato il permanere e l’acuirsi del dualismo Nord-Sud, sussiste ancora un’altra emergenza sociale, politica, civile ed educativa: il superamento dei pregiudizi antimeridionali che permeano l’immaginario anche delle cosiddette classi colte.

In generale, si può osservare che il paradosso consta nel fatto che in molti casi anche chi pone al centro delle proprie analisi critiche l’uguaglianza universale dei diritti e chi si batte per essa disconosce nelle più svariate sedi politiche, sociali, academiche e culturali i divari di cittadinanza che ancora oggi permangono tra le due Italie.

Tanto lo si sa, i “sudici” evadono l’obbligo scolastico? Delinquono? Sono travolti dalle frane? Sono poveri? Hanno un’aspettativa inferiore agli altri italiani? È sempre e soltanto “colpa” loro. Pertanto, ciò che vale giustamente per tutti, per gli “altri” e per l’“altro” non vale per i meridionali, in quanto, implicitamente o esplicitamente, sono considerati i degni eredi della “razza maledetta”.

Questa posizione ha un solo nome: razzismo più o meno strisciante. Un razzismo che, come un cuore di tenebra, serpeggia anche tra coloro che hanno o sembrano assumere posizioni colte e progressiste.



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