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17 Febbraio, 2026

Don Cosimo Schena: «La fede non crolla per la fragilità, ma per la superficialità»

Intervista esclusiva di Federica Spetti

In giorni segnati da forti reazioni emotive e da un acceso dibattito pubblico sulla fragilità di alcune figure religiose molto esposte mediaticamente, Don Cosimo Schena, sacerdote e psicologo, invita a cambiare prospettiva.
Non per minimizzare il dolore, ma per leggerlo in profondità.

Tra le voci spirituali più seguite nel panorama digitale italiano, Don Cosimo propone una riflessione che va oltre lo scandalo e il giudizio.

Don Cosimo, come sta vivendo questi giorni?

«Con molta attenzione e rispetto. Quando una guida spirituale si ferma o cambia strada, non siamo davanti solo a una notizia da commentare. Siamo davanti a una ferita da custodire. Si ferisce la fede di chi resta, ma spesso anche la vita di chi se ne va. Ridurre tutto a scandalo non aiuta nessuno».

È davvero una crisi della fede?

«Non credo che sia Dio a essere in crisi. È una fede che si è fermata alla superficie. Quando la fede si fonda sull’immagine, sull’idealizzazione o sulla prestazione, basta poco perché crolli.
Quando invece è radicata, può attraversare anche le cadute senza distruggere chi crede».

La fragilità è un fallimento?

«No. La fragilità di una persona non è il fallimento della fede. Il vero rischio è trasformare il dolore in giudizio. Il giudizio protegge, ma non cura. La fragilità va accompagnata, non spettacolarizzata».

Cosa emerge dal contatto quotidiano con le persone sui social?

«Non percepisco rabbia. Vedo soprattutto smarrimento. Molti non chiedono “chi ha sbagliato?”, ma “dove mi appoggio adesso?”. Questo è significativo. Le persone non cercano slogan spirituali, ma una fede che regga la vita reale, anche quando fa male».

Quale può essere il ruolo del digitale nella Chiesa?

«Può diventare uno spazio di accompagnamento autentico, oppure restare superficie. Dipende da come lo abitiamo. La fede non è intrattenimento spirituale. È relazione, cammino, responsabilità interiore».

Si sente una voce alternativa nella Chiesa?

«Non mi propongo come alternativa. Io accompagno. In un tempo che corre, una Chiesa credibile è quella che resta accanto alle ferite, senza vergogna e senza maschere. Questo vale per chi resta e per chi, con dolore, ha dovuto fermarsi».

Un messaggio per chi oggi si sente confuso nella fede

«Non c’è nulla di sbagliato nella loro fatica. Anche il “non so” può essere una forma onesta di preghiera. Forse questa crisi non ci chiede di credere di meno, ma di credere più in profondità».

In una frase

«Non è la fragilità di un uomo a far crollare la fede, ma una fede che si è fermata alla superficie».

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