Le distorsioni territoriali causate dalla “leva di porco” della spesa storica, che, come certificato dall’Eurispes, dal 2001 al 2017 ha scippato ai cittadini meridionali 840 miliardi di euro di spesa pubblica complessiva, si riflettono anche sulla differenziazione/frammentazione del sistema d’istruzione nazionale sia per il rapporto tra il numero dei docenti e degli Ata e quello degli studenti – al Sud un docente ogni 28 alunni e un Ata ogni 57, al Nord un docente ogni 18 studenti e un Ata ogni 41 –, sia per la sicurezza degli edifici – l’85% delle scuole meridionali è privo dell’agibilità igeinico-sanitaria rispetto al 33% di quelle settentrionali –, sia per la mancanza di dispositivi digitali necessari per la cosiddetta didattica a distanza e/o integrata – il 20% dei ragazzi meridionali ne è privo –, ia per problemi di rete dovuti all’assenza della banda larga, al Sud una famiglia su 3 non ha collegamenti adeguati, al Nord una su 4.
Complice anche la tardiva azione di Governo, i divari strutturali tra gli istituti scolastici delle due Italie sono stati acuiti ulteriormente dall’emergenza Covid, che ha costretto molte regioni meridionali, Campania, Puglia, Calabria, Basilicata, Abruzzo e Sardegna, a procrastinare la riapertura delle scuole rispetto alla data del 14 settembre proposta dal MIUR.
Tanti tantissimi i problemi da affrontare. Innanzitutto, come ha denunciato Marco Esposito: “Le regioni del Sud possono contare su risorse per servizi collegati all’istruzione del 70% in meno rispetto a quelle del Nord”. Così, se “in Emilia Romagna si spendono mille euro per ogni bambino, in Campania soltanto 300”. I banchi monoposto distribuiti sono soltanto 100 mila su 2 milioni e mezzo. Gli organici docenti sono incompleti, mancando a livello nazionale 200 mila insegnanti e mentre al Nord il 39% dei docenti è a tempo indeterminato al Sud lo è soltanto il 28,6%. Nel Mezzogiorno, per eliminare le classi pollaio, circa 140 mila studenti in più rispetto al “metro buccale”, occorrerebbero 5 mila nuove aule e, nella sola Campania, 152 mila banchi monoposto.
Nel frattempo, imperversa il fai da te. Ci sono scuole che pur di ricominciare segano i banchi a metà. Scuole superiori che per garantire il distanziamento ed evitare gli assembramenti puntano a contenere i numeri del personale scolastico e degli studenti in presenza adottando la didattica integrata, ora prevedendo una turnazioni per intere classi tra lezioni in presenza e lezioni a distanza, ora costringendo i docenti alla didattica “strabica”, ossia, alla gestione in contemporanea di metà classe in presenza e dell’altra metà a distanza il tutto con ore di lezione in simultanea differenziata per gli studenti in presenza, 60 minuti, rispetto a quelli a distanza, 40 minuti. Scuole di base che in mancanza dei banchi monoposto invitano gli studenti a non portare zaini, libri, quaderni ed album da disegno perché alla riapertura avranno solo le sedie a disposizione per seguire le lezioni. È proprio vero che “sarà un primo di giorno di scuola diverso per tutti”.
13/09/2020 – Salvatore Lucchese


