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13 Agosto, 2022

Contro i cliché antimeridionali, il “Sud che conta”: la storia esemplare del giovane Mattia de Maio




Sulla base di inveterati e vetusti pregiudizi, la cui storia e le cui implicazioni politiche ed economiche sono state ricostruite ed evidenziate da eminenti studiosi e giornalisti, quali, ad esempio, Giuseppe Galasso, Antonino Di Francesco, Vito Teti, Gianfranco Viesti, Marco Esposito e  Pino Aprile, ancora oggi, a partire dalle diverse tipizzazioni locali, i meridionali sono descritti come “terroni”, “sudici”, “oziosi”, “briganti”, “mafiosi”, “assistiti”, “incapaci”, “spreconi” ed “incompetenti”.

Pregiudizi che, a cavallo tra Otto e Novecento, assurgono a dignità “scientifica” con le teorie lombrosiane dell’“uomo “delinquente” e della “razza maledetta” circolanti anche in ambienti socialisti.

Seppure tali pregiudizi e tali teorie sono state ampiamente confutate sul piano scientifico ancora oggi continuano a circolare ed a plasmare non solo l’immaginario di molti Italiani del Nord, ma anche quello di molti Italiani del Sud, che, coerentemente ai dispositivi di “colonizzazione” mentale, hanno interiorizzato lo sguardo dell’altro, sino a percepirsi in modo del tutto negativo, rassegnato e fatalistico.

Inoltre, soprattutto nel corso degli due/tre decenni circa, tali pregiudizi si sono progressivamente “cristallizzati” nel percorso di costruzione di un federalismo estrattivo e discriminatorio, che stava per culminare nell’approvazioni del regionalismo differenziato.

Oggi più di ieri occorre contrastare la “narrazione” di un Sud “ozioso” e “criminale”, opponendovi anche le storie di vita vissuta, le biografie esemplari ed esemplificative di un Meridione diametralmente opposto a quello rappresentato dall’oleografia negativa, di un “Sud che conta” per impegno, dedizione, spirito di sacrificio, lungimiranza ed intelligenza.

Questo è il caso di Mattia de Maio, giovanissimo e brillante studente napoletano di uno dei Licei più prestigiosi del capoluogo partenopeo: il Gian Battista Vico. Contrariamente agli stereotipi antinapoletani ed antimeridionali, Mattia, dopo un anno di studi, a cui affianca pure l’impegno politico, civile e culturale, invece di “oziare”, farsi “assistere” e/o “sperperare” risorse altrui, avendo conseguito il patentino professionale, decide di lavorare come bagnino presso i lidi del Cilento per tutti e quattro i mesi estivi.

Serio, rigoroso e professionale sul lavoro, ma, allo stesso tempo, anche socievole e disponibile, il riflessivo e colto Mattia mi dice di avere fatto questa scelta sia per mettersi alla prova sia per capitalizzare quanto gli occorrerà per proseguire gli studi universitari dopo il conseguimento della maturità.

Ancora indeciso se iscriversi alla Facoltà di Fisica o a quella di Filosofia, dopo la scuola superiore Mattia pensa di conseguire la laurea triennale a Napoli per poi valutare l’opportunità o meno di conseguire la specialistica anche al di fuori della Campania. Non è il primo né tanto meno il solo che si appresta a fare una scelta del genere, che ogni anno costa al Mezzogiorno la modica cifra di 2 miliardi di euro in meno per i mancati finanziamenti delle sue Università ed 1 miliardo di euro in meno di introiti per il mancato sviluppo delle attività economiche legate al mondo della vita universitaria.

Per la sua giovane, giovanissima età, forse Mattia non sa ancora che il suo spirito di sacrificio, la sua lungimiranza e la sua capacità, così come la sua determinazione nell’investire tempo ed energie per la costruzione di un percorso di vita teso alla realizzazione dei suoi sogni, ad oggi, sono in “irrimediabile contrasto” con la pluridecennale rimozione del Mezzogiorno dalle politiche sociali ed economiche nazionali, con il totale disinvestimento che lo Stato italiano ha compiuto ai danni del Sud. Scelte politiche che hanno causato il riacuirsi della questione meridionale, che, nelle sue nuove forme, si presenta come desertificazione industriale e demografica.

Speriamo che Mattia ed i tanti, tantissimi altri “Mattia” meridionali dotati di intelligenza, spirito di sacrificio e capacità di progettazione non siano costretti ad emigrare, come già sono stati costretti ad emigrare 2 milioni di loro concittadini tra il 2002 e il 2017.

Speriamo che in contrapposizione ai cliché antimeridionali il “Sud che conta”, e tra questi Mattia e gli altri numerosissimi “Mattia” che ancora lo popolano, prenda definitivamente coscienza del fatto che oltre a “contare” in quanto “valere”, deve anche “contare” in quanto capace di “farsi valere” nella lotta per il pieno ed effettivo riconoscimento dei propri diritti di cittadinanza azzerati, derubricati e dimezzati dall’“attuazione perversa del federalismo fiscale”, che si vuole “cristallizzare” ed “istituzionalizzare” definitivamente grazie al regionalismo differenziato foriero di diritti differenziati: di serie A al Nord e di serie B al Sud.

16/08/2019 – Salvatore Lucchese   

           

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