Un’esperienza che doveva essere un semplice viaggio di studio si è trasformata in un momento di forte tensione e paura per alcuni studenti italiani rimasti bloccati all’estero a causa della guerra. A raccontarlo è Chiara Gerbino, studentessa del Liceo Di Giacomo di San Sebastiano al Vesuvio, che ha condiviso le emozioni e le difficoltà vissute durante quei giorni.
Tutto è iniziato nella notte del 28 febbraio, quando intorno all’1:30 gli studenti hanno ricevuto una comunicazione dal direttore della WSC: il loro volo ITA Airways non sarebbe decollato per motivazioni legate alla guerra.
«Da quel momento è iniziato il panico tra noi studenti», racconta Chiara.
Gli allarmi nella notte
Durante il giorno la situazione sembrava relativamente tranquilla, ma la notte diventava il momento più difficile. Gli allarmi sui telefoni segnalavano possibili pericoli e facevano scattare la paura.
«I giorni che abbiamo trascorso lì sembravano non passare più. Di giorno sembrava tutto normale, ma la notte quando suonavano gli allarmi sui telefoni di tutti i ragazzi si creava il panico».
Nonostante la tensione, gli studenti sono riusciti a restare uniti e ad affrontare la situazione con lucidità.
Lo zaino di emergenza
Dopo il primo giorno di allerta, i ragazzi hanno deciso di preparare uno zaino di emergenza, con:
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documenti
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soldi
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acqua
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un asciugamano
«Dormivamo e camminavamo tutto il giorno con questi zaini», racconta Chiara, spiegando come la paura di un nuovo allarme li abbia portati a essere sempre pronti a spostarsi.
Il rifugio nel bunker
Quando arrivavano le notifiche di emergenza, gli studenti correvano in un parcheggio adattato a bunker, dove erano state sistemate sedie lungo i muri e un tavolo con bottigliette d’acqua.
Lì restavano fino all’arrivo di un secondo messaggio sui telefoni che annunciava la fine dell’allerta.
L’incontro che non dimenticherà
Tra i momenti più significativi dell’esperienza, Chiara ricorda l’incontro con un ragazzo iraniano.
«Durante un attacco di panico ha cercato di tranquillizzarmi. Mi ha colpito la sua tranquillità mentre raccontava della sua famiglia sotto i bombardamenti».
Il pensiero della studentessa oggi va proprio a lui, ancora bloccato lì e lontano dalla sua famiglia.
Una lezione di vita
L’esperienza ha lasciato una riflessione importante.
«Da questa esperienza ho imparato a non dare niente per scontato e che l’indifferenza è la cosa peggiore che ci possa essere. Spero che questa storia possa aiutare i ragazzi della mia età a essere grati per tutto ciò che abbiamo».
Un racconto forte, che mostra come anche un viaggio possa trasformarsi in una lezione di vita sulla fragilità della normalità e sull’importanza della solidarietà.


