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12 Giugno, 2026

Campagna elettorale: gap Nord-Sud, sulle TV nazionali quasi nessuna ne parla

Con l’avvicinarsi della data delle elezioni politiche fissata per domenica 25 settembre, la campagna elettorale entra sempre più nel vivo delle questioni considerate dirimenti dai diversi schieramenti politici. Peccato, però, che tra queste questioni, nonostante i riferimenti presenti nei programmi di alcuni partiti, quella “nazionale” per eccellenza, la “questione meridionale”, non tenga banco, soprattutto quando, da destra a sinistra passando per il centro, i contendenti politici si presentano sui diversi palinsesti televisivi a livello nazionale.

Allora accade che si possa discutere legittimante dell’intero universo mondo, ma non viene mai posto l’accento sulle storiche disparità territoriali, che non solo impediscono la crescita complessiva dell’intero sistema Paese, ma ne minano sempre più irrimediabilmente la coesione territoriale e la tenuta unitaria anche dal punto di vista civile.

Il tutto, mentre, come di recente ha evidenziato la Svimez, “l’incertezza indebolisce la ripresa e allarga il divario Nord-Sud”.

Chi tra le forze politiche dichiara di fare della Costituzione la stella polare del suo programma politico, coerentemente ai principi di uguaglianza, solidarietà, coesione ed equità a cui si richiama, anche quando si presenta sui palcoscenici televisivi dovrebbe denunciare affianco alle disparità sociali pure quelle territoriali, come, ad esempio, quella relativa all’accesso al tempio pieno a scuola, a cui, per mancanza di infrastrutture, accede soltanto il 18% degli alunni del Mezzogiorno rispetto al 48% del Centro-Nord. Una vera e propria vergona civile denunciata da anni dalla Svimez, ma mai sollevata in modo decisivo, continuo e sistematico da nessuna forza politica.  

Per Salvemini, Gramsci e Dorso, la questione meridionale era una questione politica centrale, anzi, era la “questione” per antonomasia da dovere affrontare e risolvere a livello nazionale, in modo tale da garantire l’emancipazione delle classi sociali subalterne dell’intero Paese, da Nord a Sud e da Sud a Nord. Per i loro eredi ideali, la questione meridionale è ancora altrettanto centrale e strategica?

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