09152019In evidenza:

Attenzione al regionalismo differenziato in salsa emiliano-romagnola. È la stessa cosa di quello lombardo-veneto: amaro ed indigesto!

Chi crede che la partita contro il regionalismo estrattivo e discriminatorio sia stata vinta con la caduta del Governo giallo-verde non si illuda. La partita è ancora aperta e il pericolo è ancora più strisciante ed insidioso, in quanto proveniente da un Governo, quello giallo-rosso, che potrebbe apparire come un Governo “amico”.

Infatti, sebbene sembra che il Governo Conte bis riconosca la questione meridionale come questione nazionale ed europea – Piano straordinario di investimenti infrastrutturali per il Mezzogiorno –, è anche vero, ad esempio, che le dichiarazioni dello stesso Presidente del Consiglio e del Ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, se da un lato, sottolineano l’esigenza di garantire l’attuazione di un’autonomia regionale differenziata equa e solidale, dall’altro tendono ad occultare la portata “eversiva” delle richieste dell’Emilia Romagna, governata dal dem Stefano Bonaccini.

Il pericolo che si prospetta è quello di un compromesso al ribasso per i diritti dei 21 milioni di cittadini del Sud Italia. Un compromesso basato sulla bocciatura delle bozze lombardo-venete e l’approvazione di quelle emiliano-romagnole, fatte passare, più o meno esplicitamente, come un modello di autonomia capace di garantire la coesione e l’unità nazionale in cambio di un Piano straordinario di interventi. Dunque, un compromesso basato sulla cancellazione definitiva di diritti in cambio di soldi che potrebbero anche non esserci o essere revocati.

Ad oggi, i primi, la cancellazione dei diritti, come da modello emiliano-romagnolo, sono sapientemente occultati dai media, che, invece, mentre esaltano le virtù gestionali della regione “rossa”, accendono i riflettori sui secondi, i miliardi di euro che potrebbero essere investiti.

Come hanno sottolineato due eminenti studiosi universitari, l’economista Gianfranco Viesti (Il Mattino, 6 settembre 2019) e il costituzionalista Massimo Villone (Repubblica-Napoli, settembre 2019), si presti la massima attenzione ai “rischi” dell’autonomia emiliano-romagnola, in quanto sia per le modalità attraverso le quali è stata avanzata e discussa, a porte chiuse, sia per le materie richieste, scuola, infrastrutture, beni culturali, sia per la legalizzazione della “leva porco” della spesa storica, leva che, nel solo quadriennio 204/2017, ha sottratto 245 miliardi di spesa pubblica allargata ai territori meridionali, azzerando e dimezzando i diritti dei suoi residenti, ha la stessa portata eversiva delle Pre-Intese lombardo-venete.

Il regionalismo differenziato in salsa emiliano-romagnola è la stessa cosa di quello lombardo-veneto: amaro ed indigesto!

13/09/2019 – Salvatore Lucchese   

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