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3 Dicembre, 2021

Arrivati a Napoli altri 87 profughi dall’Afghanistan. Si attendono altri 40. I Comuni preparano l’accoglienza




Attorno alle 5 di stamattina sono arrivati al Covid Residence dell’ospedale del Mare di Napoli gli 87 profughi afghani attesi in Campania. Sono almeno una decina i bambini.

Cittadini afghani che sono giunti stanchi e provati dal lungo viaggio che prima li ha portati dall’Afghanistan all’Italia, con arrivo a Fiumicino, e poi in Campania. Nella struttura di Ponticelli, gli afghani effettueranno il periodo di quarantena e successivamente saranno smistati in Centri di accoglienza della rete Sai presenti sul territorio regionale.

Non ci sono positivi al covid al momento tra gli 87 profughi che sono nel Covid Residence che è stato riaperto per accoglierli e dove presto sono attesi altri 40 arrivi dall’Afganistan, in una struttura che ha circa 170 posti.

Oggi l’Asl Napoli 1 ha cominciato infatti l’analisi con i tamponi e delle anamnesi generali degli afgani arrivati da Kabul nell’ambito della prima accoglienza organizzata dalla Regione Campania, che sottoporrà i profughi afgani anche alla vaccinazione contro il covid. Oggi l’accoglienza ha riguardato anche i bambini a cui la Protezione Civile della Campania e l’Asl hanno portato dei giocattoli, oltre a vestiti e abbigliamento intimi per tutti.

Per la fine della quarantena, l’assessore all’Immigrazione Mario Morcone sottolinea all’ANSA: “Ricevo disponibilità molto qualificate in questi giorni ad accogliere gli afgani, dalla Comunità di Sant’Egidio ad altre strutture di grande qualità. Riscopro un’Italia che non si tira indietro e sa fare solidarietà come va fatta, sono molto speranzoso che questa operazione che coinvolgerà 2500-3000 persone in Italia non sarà un problema”.

Intanto si muovono anche i Comuni che sono pronti ad accogliere e integrare gli afgani quando finirà la loro quarantena a Ponticelli, che dura dieci giorni. Il Comune di Napoli sta riattivando la rete “Napoli Città Rifugio”, istituito nel 2018 con durata quadriennale e l’assessore alle politiche sociali Donatella Chiodo ha già inviato un piano del Comune in Prefettura: “Aspettiamo che si convochi un tavolo in Prefettura – spiega – anche perché diversi soggetti sono pronti a dare il proprio contributo ma pensiamo che serva una cabina di regia proprio dall’organo di governo sul territorio per interventi coordinati”.

“Napoli città rifugio” è una rete che coinvolge soggetti come gli atenei Federico II e l’Orientale, gli ospedali Santobono-Pausillipon e Betania, la Comunità di Sant’Egidio e la chiesa metodista di Napoli, la GVC Onlus e lavora su azioni per il rafforzamento dei percorsi di integrazione sociale e culturale, di acquisizione delle competenze linguistiche e delle abilità lavorative e sociali, con l’obiettivo di favorire la stabilizzazione in Italia dei rifugiati. Napoli è poi pronta a offrire i propri posti della rete Sprar, come anche altri Comuni come San Giorgio a Cremano (Napoli), da dove il sindaco Zinno aveva già annunciato che ha “spazi liberi all’interno del proprio progetto SAI, il secondo più grande della Campania. Siamo, quindi, pronti all’inserimento dei collaboratori di missioni italiane in questo progetto, dando una accoglienza adeguata per i rifugiati afghani, al momento
senza costi aggiuntivi per le finanze pubbliche, nelle more di un eventuale e specifico ampliamento del programma SAI deciso dal Ministero. Avendo il nostro progetto già in passato ospitato ex collaboratori afghani delle forze armate italiane, sarà questo un ulteriore passo per garantire nel prossimo futuro
accoglienza e integrazione a donne e uomini in queste ore in fuga dal loro Paese”.



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