03192019In evidenza:

Arresto Battisti in Bolivia. Epilogo di una delle pagine più nere della storia politica italiana. Le reazioni dal mondo politico italiano

È stato fermato in strada, mentre camminava a piedi per le vie di Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia, e quando gli agenti si sono rivolti a lui, non ha tentato di fuggire. Alla richiesta di fornire i documenti, ha risposto in portoghese dicendo di non averli e solo quando lo hanno portato negli uffici della polizia ha fornito il documento brasiliano. La fuga dell’ex terrorista rosso finisce dunque così, dopo una «caccia» durata oltre 37 anni, tra carcere ed esili all’estero sotto svariate protezioni politiche in una continua battaglia per sfuggire alla giustizia. In Italia, infatti, su di lui pendono quattro condanne all’ergastolo per altrettanti omicidi, compiuti tra il 1978 e il 1979. Una vita da fuggiasco iniziata nel giugno 1979 quando venne arrestato per banda armata a Milano e poi rinchiuso nel carcere di Frosinone. Si trovava in una casa in cui era nascosto l’arsenale dei “Proletari armati per il comunismo”, gruppo in cui era entrato alla fine degli Anni Settanta.

L’ex terrorista rosso viene condannato in tutti i gradi di giudizio per quattro omicidi. Il 6 giugno 1978 ammazza un maresciallo di Udine, Antonio Santoro. Il 16 febbraio 1979 la sua banda uccide un gioielliere di Milano, Pierluigi Torregiani, il cui figlio Alberto – allora quindicenne – resta paralizzato: è la vittima che protesta da anni contro l’impunità del terrorista. Battisti ha organizzato quel delitto, ma non partecipa all’esecuzione perché lo stesso giorno va a fare da copertura, armato, ai complici che sopprimono un negoziante di Mestre, Lino Sabbadin, “giustiziato” come il gioielliere perché si era opposto a precedenti rapine. Il 19 aprile 1979 è Battisti in persona ad uccidere, a Milano, il poliziotto della Digos Andrea Campagna.

Il 18 marzo del 2007, dopo tre anni in clandestinità, viene arrestato a Rio de Janeiro e incarcerato a Brasilia. Resta in prigione quattro anni, fa anche uno sciopero della fame, dicendo di preferire di «morire in Brasile piuttosto che tornare in Italia». Roma torna a chiederne l’estradizione, ma nel 2009 il ministro della Giustizia del governo Lula, Tarso Genro, gli concede l’asilo politico, facendo infuriare l’Italia. Il 18 novembre del 2009 la Corte suprema brasiliana ne autorizza l’estradizione, ma lascia l’ultima parola al capo dello Stato Lula, che nell’ultimo giorno del suo mandato, il 31 dicembre 2010, annuncia di non volerla concedere. Alla sua liberazione a giugno del 2011, a Battisti viene assegnato un permesso di residenza permanente nel Paese sudamericano. A fine settembre del 2017 l’Italia torna alla carica e coglie l’occasione del cambio alla presidenza del Brasile per chiedere la revisione della decisione di Lula. Il capo di Stato brasiliano, Michel Temer, si era già espresso a favore dell’estradizione e l’ex terrorista si affretta a presentare ricorso al Tribunale Supremo nell’eventualità di una decisione sfavorevole. Tenta anche di scappare in Bolivia, ma viene arrestato alla frontiera.

Nel 2018 il procuratore generale del Brasile, Raquel Dodge, afferma di fronte alla Corte Suprema che la decisione sull’estradizione spetta al presidente uscente Temer e non a Jair Bolsonaro, vincitore delle ultime elezioni presidenziali, che aveva annunciato già in campagna elettorale l’intenzione di consegnare l’ex terrorista alle autorità italiane. A metà dicembre poi arriva la decisione di farlo arrestare, presa dal Supremo tribunale federale (Stf), «per evitare il pericolo di fuga in vista di un’eventuale estradizione». Ma Battisti aveva già lasciato il Brasile: a Cananea, sulla costa di San Paolo, dove risiede, non lo vedevano da novembre. A metterlo in allarme erano stati, tra l’altro, i continui annunci pubblici della sua imminente cattura. L’ex terrorista era sparito una prima volta all’indomani dell’elezione di Bolsonaro. Due mesi fa, davanti al clamore della notizia di una sua possibile fuga, era stato lui stesso a farsi vivo, spiegando che era andato in città per sottoporsi a degli esami medici e per ultimare con i suoi editori i dettagli del suo ultimo libro. Dal 10 novembre, però, non si è più visto in giro, è sparito nel nulla. Non c’era traccia di lui nemmeno al Bar do Miguel, tradizionale ritrovo per una birra a fine pomeriggio. Ci aveva visto giusto l’ex giudice brasiliano Walter Maierovitch che aveva detto pubblicamente che Battisti si trovava in Bolivia perché lì poteva contare su «amicizie di alto livello».

Potrebbe essere estradato verosimilmente domani in Italia Cesare Battisti dopo l’arresto in Bolivia ma non è escluso che il rientro possa avvenire già nel corso della giornata odierna. Secondo quanto riferiscono fonti di governo all’ANSA, le autorità stanno valutando se l’estradizione di Battisti debba avvenire direttamente dalla Bolivia – dove è stato catturato – o via Brasile.



I COMMENTI E LE REAZIONI DEI POLITICI ITALIANI

– Cesare Battisti è un «delinquente che non merita una comoda vita in spiaggia ma di finire i suoi giorni in galera», ha affermato il vicepremier e ministro dell’Interno #MatteoSalvini postando sui social una foto di Battisti sovrastata dalla scritta la pacchia è finita.

#Tajani Cesare Battisti venga fatto rientrare quanto prima in Italia e sconti la pena senza alcuna concessione a suo favore. Un terrorista rosso che si è preso gioco delle vittime,dei loro familiari e dell’Italia intera merita di stare in galera!

#Bonafede, giustizia è fatta, ora in Italia – «E’ finita la lunghissima fuga di Cesare Battisti. Il mio pensiero va ai familiari delle sue vittime: Antonio Santoro, Pierluigi Torregiani, Lino Sabbadin, Andrea Campagna. A loro posso dire che, finalmente, giustizia è fatta!». Così in un lungo post su Facebook il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede affermando che «ora Cesare Battisti sarà riconsegnato all’Italia. La tensione delle ultime ore e il dovuto riserbo – aggiunge – possono lasciare spazio alla soddisfazione per aver raggiunto un risultato atteso 25 anni».

#Renzi, una bella notizia per tutti gli italiani – «L’arresto di Cesare Battisti in Bolivia è una bella notizia. Tutti gli italiani, senza alcuna distinzione di colore politico, desiderano che un assassino così sia riportato al più presto nel nostro Paese per scontare la sua pena in un carcere italiano. Oggi è una bella giornata», ha scritto Matteo Renzi su Twitter.

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